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CERTIFICAZIONI

Antimuffa - Resistenza alla crescita di muffe

Rapporti di prova per la determinazione della resistenza alla crescita di muffe secondo la norma UNI EN 15457:2008:

EPOSEAL W
FARMACRETE
NORPHEN 200 HCR
Clicca sul nome del prodotto per il download del rapporto di prova

Marcatura CE - Prodotti da costruzione

Con l’introduzione del Regolamento (Ue) n. 305/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011,la Dichiarazione CE di conformità (presupposto per l’apposizione della marcatura CE ai sensi della Direttiva CEE 89/106 sui prodotti da costruzione, recepita in Italia dal Decreto n. 246 del Presidente della Repubblica del 21 Aprile 1993) viene sostituita dalla Dichiarazione di Prestazione (Articolo 4 Regolamento 305/2011).

Di seguito è possibile effettuare il download delle DoP disponibili:

BETON COLOR MALTAFIX NORPHEN RICRETE
(NORPHEN) FONDO SL (NORPHEN) MALTA BASE NORPHEN SW FONDO
BETON CR MAT 20 (NORPHEN) SW SOLID
BETON TACK MONOTACK FLEX BIANCO e GRIGIO NORTIG
BETONGUAINA MONOTACK FLEXORAPID NORTIG 15
BETONGUAINA®.S MONOTACK H BOND BIANCO e GRIGIO NORTIG 15 FIBRATO
BETONGUIANA BASEMENT MONOTACK MARMORAPID PRO TILER
BETON-H1 MONOTACK SR BIANCO e GRIGIO PU BASE
BETONSEAL MS 2.0 MONOTACK SUPER BIANCO e GRIGIO Q-PRIMER
CARBO STUCCO 70 NATURAL BASE Q-RASANTE
CARBO GEL NATURAL BASE QUARTZ Q-SMALTO
CEM OX NORDBLACK RASANTE 1200
CEM-O-LUX NORDCEM RASANTE 1200 S
DEKOR-SEAL S 500 NORDCOLOR RASANTE 2000 2K
DEKOR-SEAL S 500 OPACO NORDGROUTH TIXO RASOMIX
DRY BETON SUPER NORDPUR ESTERNI RICRETE 1 C
EASY LAST 90 NORDPUR ESTERNI ADS RIVENORD LAST
EP LASTIK NORDPUR ESTERNI EXTRAGRIP SC 1 MASSETTO PRONTO
EPOSEAL W NORDPUR SW SC 1-F
FARMACRETE NORDRY 200P SOLID
FLOOR L TRA NORDSIL AC STRATOFLEX
FONDO SL GEL NORPHEN 200 SW SMALTO
GROVE 30 NORPHEN 200 FONDO SW SMALTO LC
GROVE MASSETTO NORPHEN 200 FUEL TRAFFIDECK FLEX 3000 HA
GROVE RAPIDO NORPHEN 200 HCR W3 IMPERMEABILIZZANTE
GROVE RASANTE NORPHEN 200 HCR AUTOESTINGUENTE X-CEM BASE
GROVE RIPRISTINO NORPHEN FONDO IGRO X POWDER
LEVEL CRETE NORPHEN INJECTION
LITOSCREED BASE NORPHEN LEVEL
MALTA RAPIDA

Conformità del processo di produzione (FPC)

Nord Resine ha ottenuto la certificazione di conformità del processo di produzione di prodotti e sistemi per la protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo:

  • Sistemi di protezione della superficie di calcestruzzo (EN 1504-2:2005)
  • Riparazione strutturale e non strutturale (EN 1504-3:2005)
  • Incollaggio strutturale (EN 1504-4:2005)
  • Iniezione del calcestruzzo (EN 1504-5:2005)
  • Protezione contro la corrosione delle armature (EN 1504-7:2006)
  • Additivi per malte per cavi di precompressione (EN 934-4:2009)

Reazione al fuoco

Per i prodotti sottoelencati è disponibile la CLASSIFICAZIONE DI REAZIONE AL FUOCO (norma UNI EN 13501-1:2007) che ne attesta l’appartenenza alla classe:

Contatto alimentare

NORPHEN FOOD trova impiego nella realizzazione di rivestimenti impermeabilizzanti di vasche e serbatoi in cemento o metallo destinati al contenimento di alimenti. Per tutti gli alimenti per i quali è previsto il test di migrazione con i seguenti simulanti:

  • soluzione acquosa di acido acetico al 3% (peso su volume);
  • soluzione acquosa di etanolo al 10% (volume su volume);
  • acqua;
  • olio d’oliva rettificato;

NORPHEN FOOD è conforme e certificato secondo il DM 21/03/73 e successivi aggiornamenti. In aggiunta ai simulanti citati, NORPHEN FOOD risulta idoneo anche per contatto con soluzioni idroalcoliche al 45% e 90% in volume di etanolo

Clicca qui per il download del rapporto di prova

Camere bianche

NORPUR SW ha ottenuto il certificato No. NO 1405-708 secondo ISO 14644-1 “Camere bianche ed ambiente associato controllato”- Classificazione della pulizia dell’aria”. Il prodotto rientra in classe ISO 5.

Scarica il Certificato

Scarica la Dichiarazione di conformità

Incapsulamento cemento-amianto

Per il prodotto AMIANTOPLAST è disponibile il rapporto di prova che attesta l’idoneità all’uso come incapsulante di lastre in cemento-amianto secondo la classe “TIPO A”. Clicca qui per visualizzare il certificato.

Nella tabella sottostante vengono riepilogate le prove alle quali devono essere sottoposti i prodotti incapsulanti in funzione della tipologia:

Tipo Destinazione d’uso Prove di laboratorio
Incapsulanti di TIPO A Per l’incapsulamento di manufatti in cemento-amianto applicato a vista all’esterno.Rientra in questa definizione anche il rivestimento incapsulante da applicare sull’intradosso da lastre il cui estradosso è direttamente a contatto con l’ambiente.
  • aderenza: 11 della norma UNI 10686
  • impermeabilità all’acqua: 12 della norma UNI 10686
  • resistenza al gelo-disgelo: 13 della norma UNI 10686
  • prove di sole-pioggia: 14 della norma UNI 10686
  • resistenza all’invecchiamento accelerato: § 15 della norma UNI 10686
  • reazione al fuoco: 16 della norma UNI 10686
Incapsulanti di TIPO B Per l’incapsulamento di manufatti in cemento-amianto applicato a vista all’interno.
  • aderenza: 11 della norma UNI 10686
  • reazione al fuoco: 16 della norma UNI 10686ù
  • resistenza al lavaggio: secondo la norma UNI 10560
Incapsulanti di TIPO C Non a vista: se applicato per l’incapsulamento di manufatti in cemento-amianto, a supporto degli interventi di sconfinamento e di sopra-copertura
  • aderenza: 11 della norma UNI 10686
  • impermeabilità all’acqua: 12 della norma UNI 10686
  • resistenza al gelo-disgelo: 13 della norma UNI 10686
  • reazione al fuoco: 16 della norma UNI 10686
Incapsulanti di TIPO D Ausiliario: se applicato per evitare la dispersione di fibre nell’ambiente a supporto di interventi di rimozione u durante le operazioni di smaltimento di materiali contenenti amianto. Non è previsto nessun test. Il fornitore dovrà indicare:

  • lo spessore del film secco;
  • la quantità da applicare per metro quadrato;
  • il tempo di essiccazione.

Resistenza allo scivolamento

Per le pavimentazioni NORPHEN LEVEL è disponibile il rapporto di prova attestante la conformità del rivestimento alla CLASSE A (resistenza allo scivolamento con scarpe) della norma prEN 13845-2000

Per visualizzare i rapporti di prova è sufficiente cliccare sul nome del prodotto.

Settore stradale - Rivestimento protettivo per gallerie stradali

Per il rivestimento epossidico a base acquosa (NORPHEN) SW SMALTO è disponibile un rapporto di prova (in inglese e tedesco) rilasciato dal laboratorio svizzero EMPA (Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca) che ne attesta l’idoneità all’uso come rivestimento protettivo per gallerie stradali.
Il materiale è stato sottoposto a prove di:

  • comportamento sotto getto di vapore;
  • prova di impatto con sfera metallica da 1 kg;
  • resistenza alle soluzioni alcaline;
  • valutazione della pulibilità;
  • valutazione della resistenza al lavaggio;
  • permeabilità al vapor acqueo;
  • prova di diffusione di cloruro;
  • determinazione brillantezza (gloss);
  • prova di adesione.

    Clicca qui per visualizzare il certificato.

HACCP - Idoneità per ambienti con presenza di alimenti (Norma UNI 11021:2002)

Sono disponibili i rapporti di prova che attestano l’idoneità dei prodotti elencati al rivestimento di superfici in ambienti con presenza di alimenti:

Conformità D.Lgs 31/2001 - Acque potabili

Sono disponibili i rapporti di prova che attestano l’idoneità al contatto con acque destinate al consumo umano secondo i requisiti stabiliti dal DM n° 174 del 6/04/2004

Per visualizzare il rapporto di prova è sufficiente cliccare sul nome del prodotto.

SRI - Indice di Riflessione

Per EASY LAST COAT BIANCO, finitura elastomerica del sistema impermeabilizzante EASY LAST 90, è disponibile il rapporto di prova per la determinazione dell’indice di riflessione solare “SRI” secondo la Norma ASTM E1980 – 11

Per visualizzare il rapporto di prova è sufficiente cliccare sul nome del prodotto.

CLASSIFICAZIONI DEI COLLANTI PER PIASTRELLE

Classificazione e designazione degli adesivi per piastrelle secondo la norma UNI EN 12004

La norma UNI EN 12004 si applica agli adesivi per piastrelle di ceramica (o pietre naturali o agglomerati) per la posa di pavimenti, rivestimenti e soffitti interni ed esterni. Essa definisce la classificazione degli adesivi specificando, inoltre, i valori dei requisiti prestazionali degli adesivi per piastrelle ceramiche.

Nella normativa vengono indicati sinteticamente:

1) TIPO DI ADESIVO
2) CLASSE DI PRESTAZIONI
3) CARATTERISTICHE OPZIONALI

La tabella sottostante riassume il metodo di classificazione e designazione degli adesivi per piastrelle:

1) TIPO DI ADESIVO SIMBOLO
ADESIVI CEMENTIZI C
ADESIVI IN DISPERSIONE D
ADESIVI REATTIVI R
2) CLASSE DI PRESTAZIONE SIMBOLO
ADESIVO NORMALE (caratteristiche fondamentali) 1
ADESIVO MIGLIORATO (caratteristiche addizionali) 2
3) CARATTERISTICHE OPZIONALI (SPECIALI) SIMBOLO
PRESA RAPIDA F
SCIVOLAMENTO LIMITATO T
TEMPO APERTO PROLUNGATO E
DEFORMABILITÀ S1
ALTA DEFORMABILITÀ S2

Classificazione dei collanti NORD RESINE SPA secondo la norma UNI EN 12004

ADESIVI CEMENTIZI IN POLVERE

PRODOTTI CLASSIFICAZIONE DESCRIZIONE
MONOTACK SR C1 Adesivo a presa normale.
MONOTACK SUPER C2T Adesivo migliorato con scivolamento limitato.
MONOTACK FLEX BASE C2TE Adesivo migliorato con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato.
MONOTACK FLEX C2TES1 Adesivo migliorato con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato e deformabile.
MONOTACK FLEXORAPID C2FTES1 Adesivo migliorato, a presa rapida con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato e deformabile.
MONOTACK MARMORAPID C2FTES2 Adesivo migliorato, a presa rapida con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato e altamente deformabile.
MONOTACK H BOND C2TES2 Adesivo migliorato con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato e altamente deformabile.
BETON H-1 C2TES2 Adesivo migliorato con scivolamento limitato, tempo aperto prolungato e altamente deformabile.
Specifico per incollaggio diretto della piastrella su guaine impermeabilizzanti.

ADESIVI IN DISPERSIONE IN PASTA

PRODOTTI CLASSIFICAZIONE DESCRIZIONE
PK 170 D2TE Adesivo in dispersione migliorato con scivolamento limitato e tempo aperto prolungato.

ADESIVI REATTIVI (BICOMPONENTI)

PRODOTTI CLASSIFICAZIONE DESCRIZIONE
EPOSEAL W R2T Adesivo reattivo migliorato con scivolamento limitato.
BETON CR R2T Adesivo reattivo migliorato con scivolamento limitato.

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GLOSSARIO

A

ABRASIONE
Sollecitazione meccanica che provoca la consunzione dello strato primario e dei successivi, fino alla rimozione completa dal supporto.
ACCELERANTE
Additivo utilizzato per accelerare il processo di filmazione e reticolazione (indurimento) di un legante.
ACCIAIO TRAFILATO
Acciaio avente differenti forme di sezione retta, ottenuto per deformazione a freddo senza asportazione di materiale. Questa lavorazione conferisce al prodotto particolari caratteristiche di forma, precisione dimensionale e strato superficiale. Prodotto ottenuto dalla trafilatura, generalmente si tratta di barre tubi o fili tondi.
ACIDO
Prodotto avente un pH < 7.
ACQUE DI RISALITA
Umidità che risale per capillarità dal sottosuolo, nelle murature.
ADDITIVO
Sostanza naturale o artificiale che, aggiunta in quantità calcolate e predefinite, conferisce particolari caratteristiche, quali ad esempio aspetto, durata, rendimento, conservatività, durezza, elasticità, malleabilità, volume, oppure elimina o riduce taluni suoi difetti, prima, durante e dopo l’applicazione.
AERANTE
Qualsiasi sostanza che, aggiunta a una malta, crea un sistema macroporoso accrescendone così la resistenza al gelo.
AGENTE
Detto di tutto ciò che agisce, che fà, che produce un effetto.
AMIANTO
Aggregato fibroso e flessibile costituito da silicati e dotato di eccellente resistenza al fuoco, al calore e agli attacchi chimici, in particolare degli acidi. Facilmente lavorabile e molto resistente, ha trovato in passato un vasto utilizzo come isolante acustico, isolante termico, armatura diffusa nel cemento (cemento amianto), oltre che per pitture, vernici, materiali per pavimentazioni, tessili. Al culmine della sua espansione, alcuni studi medici ne hanno dimostrato la pericolosità; a partire dagli anni ’80 l’Organizzazione mondiale della sanità ne ha sconsigliato l’uso per i suoi alti rischi. In Italia la legge vieta l’estrazione, la lavorazione, la commercializzazione e l’impiego di qualsiasi tipo di amianto. Resta comunque aperto il problema della bonifica (tra cemento-amianto e coibentanti vari) di alcuni milioni di tonnellate di questo materiale.
AMMINA
Composto formalmente derivante dall’ammoniaca per sostituzione successiva degli atomi di idrogeno con gruppi organici; il numero degli atomi H sostituiti determina la classificazione in ammina primaria secondaria o terziaria.
ANIDRITE
Solfato di calcio anidro (CaSO4).
ANTICARBONATAZIONE
Prodotto che evita o ritarda notevolmente la carbonatazione del calcestruzzo.
ANTIFIAMMA
Additivo che riduce l’infiammabilità ed aumenta la resistenza al fuoco rendendo più difficile la combustione e la propagazione della fiamma; le sostanze contenute negli additivi antifiamma sono sia organiche che inorganiche, e in caso di incendio, pur ritardando la combustione, possono esse stesse generare fumi tossici.
ANTIGELO
Additivo che diminuisce la sensibilità di un impasto cementizio a temperature inferiori a 0°C, agendo sia sulla velocità di presa dei cementi, sia sullo sviluppo di calore di idratazione durante la presa. Dotato di una buona efficacia nei getti di grosso spessore, risulta quasi inefficace negli intonaci o nei getti sottili, dove la superficie esposta alle basse temperature è molto elevata.
ANTIOSSIDANTE
Additivo impiegato nella produzione di vernici, plastiche e collanti per ridurre e/o ritardare il normale processo di ossidazione e quindi mantenere inalterate le caratteristiche fisico-chimiche del prodotto.
ANTISCHIUMA
Additivo che evita la formazione di schiume e quindi variazione di densità.
ANTISDRUCCIOLO
Trattamento o rivestimento applicato sul piano calpestabile per evitare lo scivolamento.
ANTISTATICO
Materiale non in grado di trattenere una carica elettrostatica allorché viene posto in contatto con la terra.
ARGILLA
Roccia sedimentaria, con caratteristiche di bassa coesione (si presenta infatti con aspetto terroso) di colore variabile a seconda delle impurità contenute, dall’azzurro al rossastro; esistono anche argille nere e verdi. Tra le caratteristiche più importanti dell’argilla: la plasticità e la capacità igroscopica.
ARIA OCCLUSA
Tale caratteristica, indicata sotto forma di percentuale, ha, negli intonaci da risanamento, valori particolarmente elevati. È infatti tale proprietà una delle condizioni per ottenere permeabilità al vapore adeguate alle necessità di tali intonaci.
ARMATURA
Termine generico indicante, nella tecnica, una struttura resistente affiancata ad un manufatto o in esso incorporata, allo scopo di costituirne l’elemento resistente alle sollecitazioni derivanti dal peso proprio e/o da forze esterne.
AUTOBAGNANTE / LETTO PIENO
Caratteristica di collanti cementizi per la quale l’impronta della spatola dentata si appiana completamente sotto il peso della piastrella esercitando una leggera pressione. Permette l’ottenimento di una superficie di contatto supporto / collante / piastrella totale con il minimo sforzo.
AUTOLIVELLANTE
Capacità di un materiale di distendersi su un supporto di posa producendo una superficie perfettamente piana, priva di irregolarità.

B

BAGNATURA A RIFIUTO
Supporti porosi, come quelli in laterizio, termolaterizio, calcestruzzo cellulare espanso, mattoni pieni e particolari tipi di pietra, devono essere bagnati con acqua fino a completa saturazione prima dell’applicazione del prodotto per evitare una rapida perdita d’acqua da parte del materiale e quindi la sua “bruciatura” (cioè idratazione incompleta del legante idraulico).
BARRIERA AL VAPORE
Sistema costituito da un film continuo, generalmente impermeabile all’acqua, con caratteristiche di impermeabilità al vapore. Ha il compito di impedire il passaggio di vapore d’acqua dall’interno verso l’esterno attraverso le chiusure d’ambito esterno (coperture e pareti). Deve essere quindi un materiale dotato di resistenza alla diffusione del vapore d’acqua, per poter controllare il fenomeno della condensa ed evitare che questo si verifichi a livello dello strato isolante.
BASICO
Si definisce basico un prodotto avente pH > 7
BENTONITE
Minerale argilloso caratterizzato da grande plasticità, dalla capacità di scambio ionico, dall’effetto detergente e stabilizzante, ma soprattutto dalla capacità di assorbire una notevole quantità d’acqua rigonfiando per varie volte il proprio volume e formando i cosiddetti gel tixotropici.
BETONIERA
Macchina munita di motore, generalmente elettrico, a bicchiere o a tamburo utilizzata per l’impasto del calcestruzzo e il confezionamento delle malte.
BITUME
Miscela di idrocarburi di origine naturale, derivata da distillazione del petrolio, dotata di proprietà leganti. I bitumi possono essere naturali, oppure di petrolio.
BITUME OSSIDATO
Il bitume ossidato si ottiene per immissione di ossigeno a 250 °C nel bitume distillato liquido. L’ossigeno “unisce” tra di loro le molecole di bitume e crea una specie di reticolo tridimensionale nella sua massa.
BLEEDING (AFFIORAMENTO)
Fenomeno nel quale durante la fase di essiccamento, uno o più componenti del prodotto, migrano verso la superficie. L’affioramento differenziato di pigmenti, causa alterazioni di colore ed è a seconda dei casi, un difetto o una caratteristica essenziale dei prodotti vernicianti. L’affioramento che si verifica per una pittura o vernice in barattolo, se non è irreversibile, non crea problemi sulla finitura, basta infatti mescolare omogeneamente il prodotto, per conferirgli l’aspetto e le caratteristiche volute.
BOCCIARDARE/BOCCIARDA
Azione di lavorare il marmorino a fresco, avendo come strumento la bocciarla, una speciale mazza con punte piramidali di varie misure, atta ad incidere il materiale ancora fresco per ottenere l’effetto della pietra battuta.
BOIACCA
Malta cementizia molto liquida, ottenuta miscelando in parti uguali sabbia fine, cemento e acqua, utilizzata nella posa in opera di pavimenti laterizi e lapidei (piastrelle, porfidi, mattoni) o di pareti in mattoni.
BOIACCA PASSIVANTE
Boiacca a base di inibitori di corrosione.
BONIFICA DEL CEMENTO AMIANTO (D.M. 20/08/99)
Incapsulamento:Confinamento:Rimozione: trattamento delle superfici contenenti cemento-amianto con prodotti penetranti e/o ricoprenti. In tal modo si fissano al supporto le fibre di amianto e si costituisce una pellicola di protezione sulla superficie esposta. I prodotti impiegati devono essere conformi alle caratteristiche prestazionali indicate nel D.M. 20/08/99, appendice 1, per i rivestimenti incapsulanti di tipo A. In particolare lo spessore medio del rivestimento incapsulante secco non dovrà essere inferiore a 300µm e in nessun punto dovrà essere inferiore a 250µm. Confinamento: consiste nell’applicazione di una barriera a tenuta che separa l’amianto dalle aree occupate. Pertanto prima di applicare nuovi elementi di copertura (strati isolanti, nuove lastre) si procede a trattare le lastre in cemento-amianto con prodotti che inibiscono il distacco di fibre di amianto durante le operazioni di cantiere e contribuiscono al trattamento di confinamento nell’inibire il rilascio delle stesse. I prodotti impiegati devono essere conformi alle caratteristiche prestazionali indicate nel D.M. 20/08/99, appendice 1, per i rivestimenti incapsulanti di tipi C. In particolare lo spessore del rivestimento incapsulante secco non dovrà essere inferiore a 200µm e nessuna misurazione dovrà risultare inferiore a tale valore. Rimozione: tra le cautele da adoperare per tale intervento vi è il trattamento delle superfici con prodotti impregnanti che inibiscono il distacco delle fibre di amianto durante le operazioni di cantiere. I prodotti impiegati devono essere conformi alle caratteristiche prestazionali indicate nel D.M. 20/08/99, appendice 1, per i rivestimenti incapsulanti di tipo D. In particolare il rivestimento incapsulante dovrà essere di colore contrastante con quello del supporto. Il fornitore dovrà indicare lo spessore del film secco, la quantità da applicare per metro quadrato ed il tempo di essicazione.

C

CALCE
O calce viva. Ossido di calce, prodotto della cottura di pietre calcaree che si presenta come sostanza solida biancastra, di aspetto terroso. Trattata con acqua la calce si rigonfia, sviluppa calore e diventa idrossido di calcio o calce spenta. Bagnandola con una quantità d’acqua pari a due volte e mezzo il suo peso si ottiene il grassello, che è il legante per la preparazione della malta. Agitando la calce spenta con acqua in eccesso si ottiene un liquido bianco detto latte di calce, adoperato come base per diversi metodi di pittura a secco. Le calci possono essere distinte in grasse (calce grassa) e magre (calce magra): le prime derivano dalla cottura di calcari quasi puri mentre le seconde provengono da calcari magnesiaci o argillosi (meno puri).
CALCE AEREA
Si ottiene dalla cottura di calcari compatti che si trasformano in carbonato di calcio, questo si scompone diventando ossido di calcio e anidride carbonica; l’ossido di calcio può essere spento con un eccesso d’acqua (grassello di calce) oppure con la quantità strettamente necessaria all’idratazione (calce idrata).
CALCE IDRAULICA
Si ottiene dalla cottura di calcari compatti che contengono quantità variabili di argilla (calce idraulica naturale) oppure da miscele di calce idrata con pozzolana, argilla o loppa d’altoforno (calce idraulica artificiale).
CALCESTRUZZO
Conglomerato ottenuto dall’impasto di acqua con materiali leganti (soprattutto calce o cemento derivanti da lavorazioni che non utilizzano sostanze estranee o scarti industriali) e materiali inerti puliti e non radioattivi (sabbia, ghiaia, polvere di mattoni) largamente impiegato in edilizia. Le caratteristiche principali del calcestruzzo sono la capacità di resistere agli attacchi degli agenti atmosferici e la resistenza meccanica. Per migliorare il distacco dei getti in fase di disarmo è opportuno trattare preventivamente le superfici delle casseforme con oli naturali.
CALCESTRUZZO ALLEGGERITO
Si ottiene aggiungendo degli inerti leggeri all’impasto del calcestruzzo normale.
CALCESTRUZZO CELLULARE
Si ottiene additivando la pasta cementizia mediante uno schiumogeno che a sua volta è diluito in acqua in percentuali variabili dal 2 al 3%. L’acqua evaporando lentamente durante il periodo di presa del cemento ed anche dopo nel tempo, lascia vuote tutte le piccolissime cavità provocate dallo schiumogeno. Queste microcamere contenenti aria allo stato di immobilità conferiscono proprietà isolanti al calcestruzzo.
CALCESTRUZZO FIBROSO
Particolare tipo di cls ad armatura diffusa con fibre di acciaio, fibre di vetro resistenti agli alcali o altre fibre sintetiche, in misura non superiore al 2% del volume, al fine di migliorarne la resistenza a flessione e torsione.
CALORE DI IDRATAZIONE
Energia sviluppata dalla reazione di idratazione dei granuli di cemento.
CALORE DI REAZIONE
Quantità di calore ceduta o assorbita da una reazione chimica. Le reazioni che cedono calore sono dette esotermiche, quelle che lo assorbono endotermiche. CARBONATAZIONE (DEL CALCESTRUZZO)
Fenomeno dovuto al naturale invecchiamento del calcestruzzo per cui, con l’anidride carbonica disponibile nell’ambiente, l’idrato di calcio Ca(OH)²; si trasforma in carbonato CaCO³;. Pertanto l’abbassamento del valore di pH da 12÷13 a circa 9 provoca una perdita del potere protettivo delle armature.
CATALIZZATORE
Sostanza che accelera (catalisi positiva) o rallenta (catalisi negativa) la velocità di una reazione chimica; non incide per altro sulla situazione finale.
CATRAME
Prodotto impermeabilizzante derivante del processo di distillazione del carbone nella produzione del gas di città.
CAUSTICO
Che può corrodere materiali o sostanze e alle persone può causare bruciori, ustioni, ulcere o semplice irritazione sulla pelle, gli occhi, la gola ecc.
CAVILLATURE
Sono fessure di ampiezza inferiore ad 1 mm, disposte a ragnatela, in genere superficiali e determinate dal ritiro idraulico.
CEMENTO
Legante idraulico che, impastato con acqua, è in grado di fare presa sia in presenza di aria che immerso nell’acqua. I cementi si distinguono in cementi a presa rapida (cementi romani) e a presa lenta (cementi portland). Il cemento viene oggi largamente impiegato per confezionare malte bastarde per intonaci, mentre in passato veniva utilizzato anche per costruire elementi decorativi, prefabbricati o gettati in opera, in alternativa allo stucco
CEMENTO ALLUMINOSO
Il cemento alluminoso o cemento fuso si ottiene dalla cottura di calcare e bauxite: si tratta di un cemento che raggiunge elevatissime resistenze meccaniche in tempi molto brevi.Esso è utilizzato per la costruzione di materiali refrattari, per manufatti con elevate resistenze chimiche, per ambienti con basse temperature, etc. Uno degli inconvenienti del cemento alluminoso, consiste nella caduta delle resistenze meccaniche iniziali, che è tanto maggiore quanto più alto è il rapporto acqua/cemento
CEMENTO AMIANTO
Particolare tipo di fibro cemento costituito da una miscela di cemento e amianto, molto resistente alla trazione, alla flessione e alla compressione, ma poco resistente all’urto. Largamente impiegato in lastre ondulate o in tegole nel passato per la copertura e il rivestimento di edifici industriali o commerciali o per la realizzazione di serbatoi, tubazioni e condotte. E’ stato bandito dopo che ne sono stati dimostrati i gravi rischi per la salute umana.
CEMENTO ARMATO
Cemento nel quale, per aumentarne la resistenza a flessione ed a torsione, è stato annegata, in sede di gettata una adeguata armatura metallica. L’armatura dovrà essere realizzata con attenzione alle possibili perturbazioni elettromagnetiche da essa stessa indotto, tendenzialmente eliminando maglie metalliche chiuse e mediante messa a terra affinché le singole parti risultino equi potenziali. Una esecuzione corretta saprà evitare processi di carbonatazione e la possibile ossidazione delle parti metalliche.
CEMENTO PORTLAND
Il cemento Portland è uno dei più importanti leganti idraulici, esso si ottiene mescolando clinker e gesso bi-idrato.
CEMENTO POZZOLANICO
Cemento ottenuto da una miscela di cemento Portland e sabbia pozzolanica. Questo tipo di cemento ha maggiori resistenze chimiche e maggior potere impermeabilizzante, rispetto al cemento Portland
CLINKER (KLINKER)
Termine che, a seconda degli usi, assume due distinti significati. 1) materiale che si ottiene miscelando e successivamente polverizzando alcune sostanze a base di calcare e argilla. È il costituente principale del cemento Portland. 2) particolare tipo di mattone o mattonella estrusi e cotti ad altissima temperatura, impiegati essenzialmente come materiale da rivestimento per pareti e pavimenti.
COIBENTAZIONE
Separazione termica, acustica o elettrica di due corpi o ambienti, mediante l’utilizzo di materiali o corpi coibenti.
COIBENZA
Indica la capacità dei materiali che vengono utilizzati negli interventi di isolamento termico di opporre una elevata resistenza al passaggio del calore; tali materiali vengono quindi definiti materiali coibenti.
COLLANTE
Per “collante” si intende lo strato legante destinato ad assicurare l’aggancio tra sottofondo e materiale da posare. La scelta del prodotto idoneo è determinata dal tipo di sottofondo, dal tipo di materiale da incollare, dallo spessore da realizzare, dalle caratteristiche e dalla destinazione d’uso del locale.
COMPOUND
Insieme di materie prime che a certe condizioni di temperatura vengono impiegate per realizzare un composto con particolari caratteristiche utili alla realizzazione di membrane impermeabilizzanti prefabbricate. È sinonimo di mescola bituminosa.
CONDUCIBILITÀ TERMICA
Definisce l’attitudine di un materiale, omogeneo ed isotropo, a trasmettere il calore quando lo scambio avviene solo per conduzione.
CONDUZIONE TERMICA
È il modo di trasmissione del calore proprio dei solidi. Le molecole non si spostano per effetto dell’agitazione termica (moti convettivi) come avviene nei gas e nei liquidi e la propagazione del calore avviene mediante vibrazione delle molecole costituenti il corpo solido.
CONSOLIDAMENTO SUPERFICIALE
Trattamento di materiali di facciata, degradati a causa della loro elevata porosità e della scarsa o nulla idrorepellenza, e resi pertanto sfarinanti. In sostanza trattasi di materiali idrorepellenti in grado per” di legare leggermente strati superficiali disaggregati a strati sottostanti in buono stato, in modo da evitarne la perdita a causa del persistere delle azioni atmosferiche.
CONTROSPINTA
IMPERMEABILIZZAZIONE COPERTURA A FALDA
È una copertura inclinata, avente una pendenza > 5%.
COPERTURA PIANA
È una copertura avente una pendenza massima del 5%.
COPOLIMERO
Polimero formato da due o più monomeri differenti

D

DEFORMAZIONE ELASTICA
Ogni corpo solido si deforma sotto l’azione di un carico applicato; la deformazione si dice elastica se, al cessare dell’azione di carico, il corpo riprende le dimensioni iniziali. L’entità della deformazione è funzione del carico applicato (legge di Hooke). La proprietà elastica di un corpo viene rappresentata dal modulo di elasticità, definito come rapporto tra la forza esercitata sull’unità di superficie di un corpo e la deformazione che subisce l’unità di lunghezza del corpo stesso; maggiore è la tenacia del materiale, maggiore sarà il suo modulo di elasticità.
DEFORMAZIONE PLASTICA O PERMANENTE
La deformazione plastica è la deformazione permanente, e quindi non elastica che un corpo subisce sotto l’azione di un determinato carico applicato e pertanto è in relazione al suo valore. Essa si compone di una deformazione istantanea e di una deformazione lenta che cresce con il tempo, quanto il carico è mantenuto.
DETERGENTI ACIDI
Prodotti ad azione acida, e perciò di una certa aggressività, usati generalmente per la rimozione di incrostazioni calcaree o cementizie, e per disciogliere cristallizzazioni saline. Sono utilizzabili pertanto solo su supporti resistenti a tale aggressione, o dove tale aggressione non comporti danneggiamenti della superficie. Non devono essere impiegati su marmi lucidati, su superfici calcaree assorbenti, su ceramiche con smalti non resistenti agli acidi. Data la grande varietà di supporti e l’incertezza spesso presente in merito alla loro natura, è sempre bene effettuare un test preliminare.
DETERGENTI BASICI
Prodotti ad azione basica, o alcalina, usati generalmente per la rimozione di oli, grassi, depositi di smog o da inquinamento atmosferico. Trovano applicazione nella pulizia di facciate con supporti in marmo, pietre calcaree, arenarie. Non devono essere impiegati su marmi lucidati, su metalli quali alluminio o superfici zincate. Data la varietà di supporti e l’incertezza spesso presente in merito alla loro natura, è sempre bene effettuare un test preliminare.
DILATAZIONE TERMICA
Aumento tridimensionale del volume di un materiale, a seguito di variazioni di temperature. Questa particolare attitudine di ogni corpo è indicata dal coefficiente di dilatazione; questo coefficiente indica la variazione in millimetri di un corpo per ogni metro della sua lunghezza e per ogni grado di variazione della temperatura. Il coefficiente di dilatazione del calcestruzzo ad esempio è variabile in funzione della natura degli aggregati e della qualità e quantità del cemento; quello medio non si discosta molto da quello dell’acciaio, ossia 1,2×10-5 m/°C oppure 0,012 mm/°C, e questo fatto ha permesso l’accoppiamento dei due materiali nel cemento armato. Direttiva 2004/42/CE Direttiva 2004/42/CE del 21 aprile 2004 relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune pitture e vernici e in taluni prodotti per carrozzeria.
DURABILITÀ
Indica la capacità di un manufatto di mantenere integre nel tempo le caratteristiche strutturali e architettoniche per cui viene progettato, costruito e utilizzato.

E

EFFLORESCENZE DI SALNITRO
Formazione di un deposito di sali che si manifesta su una superficie muraria. Generalmente la si trova in paramenti murari soggetti ad umidità di risalita, ma anche in casi d’infiltrazione di piogge acide, e di rotture di tubazioni.
ELASTOMERO/ELASTOMERICO/IPERELASTOMERICO
Polimero naturale o sintetico dotato di proprietà elastiche simili alla gomma. A temperatura ambiente può essere deformato ripetutamente e ritornare approssimativamente alle dimensioni iniziali a sollecitazioni ultimate.
EMULSIONANTE
Sostanza in grado di promuovere il mescolamento di composti tra loro non miscibili (ad es. i detergenti per miscelare acqua e grassi).
EMULSIONE
Sistema eterogeneo costituito da particelle liquide (fase dispersa) disperse in modo uniforme in un liquido con esse non miscibile (fase disperdente).
EPOSSIDICO
Vedi RESINE EPOSSIDICHE

F

FESSURAZIONI
Sono fessure di ampiezza superiore ad 1 mm, ad andamento rettilineo quando vi sono movimenti statici del supporto oppure a croce quando si applicano spessori troppo elevati di materiale in una sola mano e quando il prodotto è eccessivamente fluido.
FILMAZIONE
Formazione di una pellicola da resine in dispersione per effetto della coalescenza.
FISSAGGIO
Operazione di ancoraggio di elementi su pareti. Sono necessari requisiti di buona tixotropia, facilità d’impasto, resistenze elevate, tempi di presa rapidi.
FRATTAZZATURA
Operazione di finitura eseguita con frattazzo di spugna (finitura satinata) o spatola di plastica (finitura rigata) su prodotto staggiato e lisciato.

G

GIUNTO DI DILATAZIONE (GIUNTO DI FRAZIONAMENTO)
Interruzione del supporto idonea a consentire alle due parti strutturali affacciate i movimenti relativi derivanti dalle variazioni termiche o da altre cause.
GLOSS
Il Gloss è misurato in una scala che va da 0 a 100. Un prodotto dicesi: normalmente opaco se ha un gloss da 1 a 10; opaco con gloss da 11 a 30; medio opaco con gloss da 31 a 40; semi-opaco con gloss da 41 a 50; semi-lucido con gloss da 51 ad 80; brillante con gloss maggiore di 80.
GLOSSMETRO
Strumento che misura la brillantezza della superficie di un prodotto, in base alla valutazione della riflessione della superficie stessa sotto a determinati angoli di incidenza.
GRANULOMETRIA
Indica la dimensione dei granuli che costituiscono un materiale. Viene normalmente individuata per setacciatura.
GRATTATURA
Operazione di finitura eseguita con frattone a denti metallici per sgranare la superficie del materiale quando è in fase di indurimento.
GRÈS
Ceramica con impasto vetrificato, bianco o colorato, priva di smalto. Appartengono a questa categoria anche il klinker, il grès salato e i grès fini per uso domestico.
GRÈS PORCELLANATO
Piastrelle ottenute per pressatura, con porosità totale molto bassa, costituite da un impasto chiaro che può essere anche uniformemente colorato o variegato per mezzo di miscele di polveri e granuli di diverse dimensioni e colori. La composizione dell’impasto è molto simile a quella di un grès chiaro ma le materie prime sono selezionate in modo di contenere al minimo la percentuale di ossido di ferro. L’impasto è pressato con carichi specifici superiori del 50% rispetto al grès chiaro smaltato. La cottura è condotta con cicli inferiori a un’ora e temperature intorno a 1200°C. Le piastrelle possono essere anche lucidate, prima o dopo la posa in opera, in modo da esaltarne le qualità estetiche. È resistente al gelo, agli acidi e alle basi e ha un’elevata resistenza meccanica. È un prodotto che ha trovato ampia diffusione nel panorama industriale delle piastrelle, in cui sono presenti anche tipi con leggere applicazioni di smalto e/o serigrafie che consentono un’ulteriore rivalutazione estetica del prodotto
GUAINE LIQUIDE
Prodotti pronti all’uso, di consistenza pastosa o semi-liquida, da applicare a freddo, in grado di realizzare uno strato continuo, impermeabile, aderente al sottofondo, di elevata elasticità.
GUSCIA
Elemento architettonico curvo, a profilo concavo, che congiunge due piani (parete e soffitto).

I

IDROCARBURI
Composti naturali liquidi o gassosi del carbonio con idrogeno, ossigeno, azoto e con quantità variabili di altri elementi (es. zolfo, metalli).
IDROCARBURI ALIFATICI
Idrocarburo a catena lineare o con struttura anello con legami semplici od anche doppi ma non risonanti.
IDROCARBURI AROMATICI
Idrocarburi caratterizzati dalla presenza nelle molecole di almeno un anello benzenico. Dall’odore tipico e gradevole (da cui il nome), sono presenti nelle varie frazioni ottenute dalla distillazione primaria del greggio e, più marcatamente, nei prodotti di alcuni processi di upgrading, tra cui le benzine. La particolare attenzione rivolta negli ultimi anni agli idrocarburi aromatici deriva dalla evidenziata nocività dei loro vapori.
IDROFILO
Genericamente composto o sistema che interagisce con acqua.
IDROFOBO
Composto o sistema che respinge l’acqua.
IDROFUGAZIONE
Limita l’assorbimento d’acqua alla parte superficiale del materiale e nello stesso tempo garantisce ottimi valori di traspirabilità.
IDROFUGO
Additivo che, miscelato ad impasti cementizi, conferisce capacità di idrofugazione molto elevata, tale da conferire alla malta indurita persino caratteristiche di impermeabilità.
IDROREPELLENZA
Effetto di riduzione dell’assorbimento d’acqua indotto dalla modifica dell’angolo di contatto acqua/supporto; nei prodotti di finitura di natura siliconica questa caratteristica non modifica le caratteristiche di traspirabilità del materiale.
IMPERMEABILIZZAZIONE
Operazione che conferisce ad un supporto doti di impermeabilità, ossia la capacità di non essere attraversato da liquidi. Impermeabilizzazione in spinta negativa (o controspinta): il prodotto impermeabilizzante viene applicato sul lato opposto a quello da cui arriva il liquido. Pertanto la spinta idrostatica tenderà a staccare il prodotto impermeabilizzante dal supporto. Impermeabilizzazione in spinta positiva (o di contenimento acque): il prodotto impermeabilizzante viene applicato sulla superficie che verrà a contatto con il liquido. Pertanto la pressione idrostatica esercitata dal liquido comprimerà il prodotto impermeabilizzante sul supporto.
IMPREGNANTE
Prodotto atto a penetrare nelle porosità del materiale trattato con lo scopo di modificarne le caratteristiche, senza formare pellicola.
INERTE
Vuol dire che non reagisce chimicamente, tale termine è riferito frequentemente alle sabbie o altri componenti di pitture e vernici, che servono ad aumentare le resistente fisiche, ma non reagiscono chimicamente con il legante. Inerte è anche chiamato l’insieme di sabbia, o pietrisco o ghiaia impiegata per ottenere malte e calcestruzzi, i questo caso l’inerte contribuisce non solo ad aumentare le resistenze fisiche, ma se opportunamente scelti, aumentano anche le resistenze chimiche e riducono il rischio da ritiro del cemento e della calce.
INERZIA TERMICA
Indica la capacità di accumulare calore e di cederlo in tempi successivi.
INGHISAGGIO
Tecnica di ancoraggio di perni metallici in pavimentazioni industriali per il bloccaggio di macchinari. Si effettua con malte apposite, dotate di caratteristiche leggermente espansive, al fine, sia di contrastare il ritiro del legante cementizio, ma soprattutto di ottenere resistenze molto elevate già in tempi relativamente brevi. Tali malte hanno, tra le principali caratteristiche applicative, una elevata scorrevolezza, e vanno poste in opera versandole in cavità solide, resistenti e accuratamente saturate con acqua pulita.
INIBITORE
Additivo usato in minime percentuali per impedire o ritardare una reazione.
INTONACO
Strato di malta utilizzato come rivestimento protettivo e decorativo delle cortine murarie. L’intonaco è generalmente costituito da tre strati: il rinzaffo, il sottovallo, o intonaco vero e proprio, e l’arricciatura.
INTONACO DEUMIDIFICANTE
Intonaco avente la proprietà di far evaporare grandi quantità di acqua, contenuta nella muratura (umidità ascendente, umidità di condensa etc.), grazie alla sua struttura molto porosa.
INTONACO IGNIFUGO
Intonaco utilizzato nella realizzazione di pareti tagliafuoco, al fine di ridurre la propagazione dell’incendio, e per protezione di strutture e solai, per aumentare il tempo di resistenza al fuoco.
ISOTROPIA
Struttura molecolare uguale nelle diverse direzioni. Propria di diversi materiali e di metalli come rame e alluminio le cui dilatazioni non si svolgono lungo direttrici.

L

LEGANTE
Parte non volatile del veicolo di un prodotto, la cui funzione è di legare insieme i pigmenti ed i riempitivi.
LEGANTE IDRAULICO
È qualsiasi materiale che impastato con acqua, indurisce per reazione con l’acqua.

M

MALTA
È una miscela di uno o più leganti con l’inerte, l’acqua e l’aria che, dosati in opportune proporzioni, consentono di ottenere un impasto di consistenza e lavorabilità adatte all’uso e determinate resistenze (prestazioni) allo stato indurito. La funzione principale di una malta è di unire, rivestire, livellare e proteggere gli elementi di una costruzione. In base alle proprietà e al tipo di impiego possono essere classificate in “malte per murature” e in “malte per intonaci o rasature”.
MASSA VOLUMICA
Rapporto tra la massa di un semilavorato e il suo volume, misurati generalmente nelle stesse condizioni di umidità. Il termine “densità” sebbene più utilizzato, è meno corretto. La massa volumica si esprime generalmente in kg/m3.
MASSETTO (CALDANA)
Detto anche “strato di regolarizzazione”, viene definito come strato avente la funzione di ridurre le irregolarità superficiali dello strato sottostante. Ha anche il compito di realizzare quei valori di pendenza delle coperture piane tali da consentire il deflusso completo delle acque. Serve a compensare le tolleranze di assemblaggio degli elementi prefabbricati (tegoloni accostati). Può essere in calcestruzzo (250 kg di cemento Portland e non deve avere spessore inferiore a 30 mm), in malta di cemento (almeno 300-400 kg di Portland e spessore minimo di 15 mm), in cemento alleggerito con inerte di natura isolante (almeno 150-200 kg di Portland), in calcestruzzo cellulare. Questi ultimi due tipi, avendo tendenza a trattenere a lungo l’acqua d’impasto esigono la predisposizione di sistemi di ventilazione o lunghi periodi di essiccazione prima di essere rivestiti.
MASSETTO AUTOLIVELLANTE PER POSA IN CONTINUO
Premiscelato a base di anidrite, inerti e additivi che, data la particolare composizione, viene pompato allo stato liquido e forma un sottofondo continuo, autolivellante e con buone caratteristiche di resistenze meccaniche e conducibilità termica. È un prodotto solo per interno con il quale si possono realizzare spessori da 3 a 8 cm e si riescono a realizzare fino a 500 mq al giorno.
MASSETTO PREMISCELATO
Strato di sottofondo realizzato in cantiere impastando cemento, a volte con aggiunta di calce, e sabbie di granulometria opportuna per gli spessori da realizzare, prodotto industrialmente. L’inerte massimo può essere di diametro inferiore che nel massetto realizzato in cantiere.
MASSETTO PRONTO
Premiscelato a secco composto da speciali leganti ed inerti selezionati che, oltre a permettere di ottenere massetti asciutti in poche ore e praticamente esenti da ritiro, elimina le possibilità di errori dovuti alla scelta degli inerti. Avendo inoltre inerti non superiori a 4 mm si ottiene una finitura liscia con molta facilità.
MASSETTO TRADIZIONALE (MASSELLO, CALDANA, SOTTOFONDO)
Strato di sottofondo realizzato in cantiere impastando cemento, a volte con aggiunta di calce, e sabbie di granulometria opportuna per gli spessori da realizzare. Normalmente la sabbia va da 0 fino a 1/5 dello spessore massimo da realizzare.
MODULO ELASTICO
È dato dal rapporto tra sollecitazione e deformazione corrispondente in un materiale che si trova sotto il limite di proporzionalità (legge di Hooke) sulla curva sollecitazione-deformazione.
MONOMERO
Molecola semplice capace di unirsi ad altre simili per formare un polimero.

N

NEBBIA SALINA
Atmosfera dell’ambiente marino carico di sali.

O

OLEOREPELLENTE
Prodotto che respinge, ovvero risulta incompatibile con gli oli.
OLIGOMERO
Polimero il cui peso molecolare è troppo basso per essere considerato effettivamente un polimero. Gli oligomeri hanno pesi molecolari nell’ordine delle centinaia ma i polimeri hanno pesi molecolari nell’ordine delle migliaia o più.
OSMOSI
Fenomeno per cui delle sostanze liquide possono passare l’uno nell’altro, attraverso una membrana semipermeabile, spostamento che si verifica per cause fisiche, o termiche, o di concentrazione chimica, o elettriche.

P

PENNELLESSA
Pennello a sezione rettangolare, di forma larga e piatta, che si usa su grandi superfici.
PERLITE
Materiale litoide espanso, per trattamento ad alta temperatura (1000°C).
PERMEABILITÀ
È la proprietà di un materiale di lasciarsi attraversare da un liquido. Per l’acqua la permeabilità di un prodotto è tanto più debole quanto più piccoli sono i pori del materiale e quanto più lungo è il percorso che l’acqua deve fare. L’esito di questo processo di attraversamento del materiale dà luogo in un primo momento a manifestazioni di umidità e poi a percolazione. La permeabilità dell’argilla varia da 10-6 a 10-7 cm/mm. Quella di uno strato di bitume non è neppure misurabile per quanto è bassa. Tuttavia uno stesso materiale che è considerato impermeabile all’acqua può esserlo al vapore d’acqua. La permeabilità al vapor d’acqua viene misurata in grammi di acqua che vengono trovati nel materiale dopo che questo è stato esposto per un certo periodo ad una certa temperatura, ad un certo grado di umidità relativa dell’aria, e a una certa pressione atmosferica.
pH
La sigla pH deriva dalle iniziali di “potenziale idrogeno”; indica il grado di alcalinità (tra 7 e 14) o acidità (tra 0 e 7). Il valore 7 indica la neutralità.
PIROGENO
Sostanza che provoca l’aumento della temperatura del composto.
PLASTIFICANTE
È una sostanza o un materiale (di solito una plastica o un elastomero) che, impiegati nella produzione di collanti, impermeabilizzanti, adesivi, vernici, resine, ne migliorano le caratteristiche fisiche rendendoli più flessibili e meglio lavorabili.
POLIMERO
Risultato di una reazione chimica in cui monomeri si legano fra loro formando macromolecole il cui peso è un multiplo del peso della sostanza originaria.
POLIURETANO
Schiuma espansa formata dalla reazione chimica tra poliolo e isocianato, può essere a bassa o alta densità.
PONTE TERMICO
Indica un punto della struttura in cui si verifica una maggiore dispersione di calore determinata dalla presenza di materiali aventi valori di conducibilità termica molto diversi; i ponti termici più comuni sono i pilastri d’angolo, le travi di bordo, le fondazioni, i punti di attacco delle coperture piane, gli edifici in cemento armato, le travi in spessore di solaio, ecc.
POT-LIFE
Vita utile o intervallo di tempo entro il quale può essere applicato un prodotto, dopo la miscelazione.
PRIMER
È lo strato avente la funzione di modificare le caratteristiche fisico-chimiche dello strato sottostante. Viene normalmente realizzato mediante l’utilizzo di un prodotto liquido ad asciugamento rapido, in soluzione o in emulsione acquosa, steso sul supporto prima dell’applicazione del materiale impermeabilizzante vero e proprio.
PROMOTORE DI ADESIONE
Supporti poco porosi e compatti, come quelli in calcestruzzo, devono essere trattati con un prodotto di preparazione prima dell’applicazione del materiale che permetta l’adesione del materiale stesso al supporto.
PROTETTIVI CONSOLIDANTI
Tali prodotti, di derivazione siliconica e silossanica, ma additivati con resine di natura acrilica, conservano le stesse doti di traspirabilità e idrorepellenza, ma hanno la caratteristica di migliorare i legami tra le parti superficiali in via di distacco ed il cuore sano del materiale, con ampia possibilità di graduare l’azione in modo da non formare croste dure superficiali generalmente destinate a staccarsi.
PROTETTIVI IDROREPELLENTI
Tali prodotti, di derivazione siliconica e silossanica, abbinano grande compatibilità con i materiali da costruzione, ed elevata idrorepellenza. Assolutamente non filmogeni, conservano la traspirabilità delle superfici trattate.

R

RASANTI
I rasanti sono particolari malte studiate per livellare irregolarità di pochi millimetri. Aderiscono su calcestruzzi lisci e poco assorbenti come quelli disarmati da casseri metallici. Permettono di ottenere una finitura liscia o a civile in interni o in esterni.
RASANTI E PROTETTIVI ANTICARBONATANTI
Prodotti cementizi che per le loro caratteristiche di bassa permeabilità all’anidride carbonica e di impermeabilità all’acqua piovana rallentano enormemente il processo di invecchiamento del calcestruzzo.
RASANTI E PROTETTIVI DI BASE
Prodotti a base di calce-cemento nati per la necessità di rasare velocemente grandi superfici in calcestruzzo, regolarizzando irregolarità fino a 1 cm.
RASANTI E PROTETTIVI SINTETICI
Questi rasanti che pure appartengono al gruppo dei prodotti a base di leganti idraulici, sono in grado, grazie agli additivi, di aderire anche su fondi sintetici, riducendo quindi i costi di preparazione.
RASANTI PER CALCESTRUZZO PER REGOLARIZZAZIONE
Malte fini premiscelate a base di cemento e calce idraulica additivate, nate per la necessità di rasare velocemente grandi superfici in calcestruzzo, in interni o esterni, regolarizzando irregolarità fino a 1 cm. Disponibili ad applicazione manuale o meccanizzata.
RASANTI PER CALCESTRUZZO PROTETTIVI E ANTICARBONATANTI
Prodotti che per le loro caratteristiche di bassa permeabilità all’anidride carbonica e di impermeabilità all’acqua piovana rallentano enormemente il processo di invecchiamento del calcestruzzo.
REAZIONE AL FUOCO
Qualifica la facilità che hanno i materiali ad infiammarsi e quindi ad alimentare il fuoco (da M0 a M5).
RESINE EPOSSIDICHE
Sono resine termoindurenti di grande importanza tecnica e commerciale, disponibili sul mercato a partire dal 1946, subito dopo la seconda guerra mondiale. I produttori sono numerosi in tutto il mondo, soprattutto per l’interesse sviluppatosi negli ultimi anni nella fabbricazione dei cosiddetti compositi che sono a base di resine termoindurenti (come appunto le epossidiche e le poliestere) con l’aggiunta di rinforzi fibrosi che ne aumentano la resistenza meccanica. Oltre che per i materiali compositi le epossidiche sono usate per componenti dell’industria elettrotecnica, chimica e meccanica.
RESISTENZA AL FUOCO REI
Caratteristica per cui un elemento di costruzione conserva per il tempo indicato la stabilità meccanica (R); la tenuta alla fiamma (E); l’isolamento termico (I). Il simbolo REI 120 indica pertanto la conservazione per 120 minuti delle tre caratteristiche, di un elemento soggetto alla prova di cui alla circ. 91 Min. Int. del 14/09/1961.
RESISTENZA ALLA DIFFUSIONE DELLA CO²
Misurato con valore µ CO² indica la capacità del prodotto di ostacolare la penetrazione dell’anidride carbonica nel supporto. Tanto è maggiore il valore, tanto più elevato sarà l’effetto protettivo.
RESISTENZA TERMICA R
Indica la resistenza che un materiale avente un determinato spessore oppone al passaggio di energia termica in determinate condizioni e si esprime come l’inverso della conduttività termica: quindi R = S / ? (misurata in m2 K/W, dove K = gradi Kelvin), dove S è lo spessore del materiale considerato. I materiali con elevato potere isolante, quindi coibenti, hanno elevati valori di resistenza termica, mentre quelli con caratteristiche di buona conducibilità hanno valori più bassi.
RINZAFFO
Strato di aggancio realizzato mediante lancio o proiezione di materiale più morbido, coprente almeno il 60÷70% del supporto, avente lo scopo di rendere più ruvida la superficie e migliorare così l’adesione dello strato successivo.
RITIRO CONTROLLATO / COMPENSATO
Caratteristica di una malta cementizia atta a compensare i ritiri dovuti alla maturazione. Nelle malte idrauliche infatti, la presenza di cemento ha come conseguenza ineliminabile e naturale la comparsa di fenomeni di ritiro durante la presa e l’indurimento all’aria. L’aggiunta nel prodotto di additivi specifici è volta a compensare e controllare tale fenomeno.

S

SABBIATURA
Pulizia ed abrasione di paramenti murari. Si esegue mediante getto di sabbia ad alta energia cinetica.
SALI SOLUBILI
Nei muri umidi troviamo principalmente solfati, nitrati, e cloruri. Sono i responsabili della progressiva distruzione di finiture, intonaci ed elementi murari, e sono particolarmente nocivi a causa del loro comportamento igroscopico.
SALNITRO
Nome comune del nitrato di potassio (un sale dell’acido nitrico).
SATURAZIONE
Processo attraverso il quale una sostanza raggiunge il più alto valore possibile di certe sue caratteristiche.
SBOLLATURE
Si manifestano nel caso in cui pitture o rivestimenti sintetici vengano applicati su murature umide oppure nei rivestimenti minerali quando si è in presenza di sali o vapore.
SCHIUMOGENO
Additivo utilizzato per l’inglobamento di gas all’interno di materiale plastico, ad esempio nella produzione di polistirolo espanso.
SEGREGAZIONE
Consiste nella sedimentazione di agglomerati più grossi e con peso specifico alto, mentre sulla superficie del calcestruzzo affiora acqua ed aggregati più leggeri e più fini. Questo affioramento (bleeding) rende la superficie meccanicamente più debole.
SGUSCIATURA
Vedi GUSCIA
SHOCK TERMICO
Si definisce shock termico la rottura avvenuta per una brusca variazione, in aumento o in diminuzione, della temperatura di un oggetto.
SHORE A/D
I valori della durezza Shore si misurano con durometri tarati. La scala Shore A è per i materiali più morbidi e la scala D per quelli più duri. Si fa penetrare nel materiale un’asta di acciaio di dimensioni prestabilite, differenti per le scale Shore A e Shore D. I valori non sembrano essere correlati con quelli delle altre misure di durezza.
SOLAIO
Complesso di elementi che costituisce la separazione orizzontale tra i piani del fabbricato.
SOLVENTE ALIFATICO
Composto organico a catena aperta di carbonio. Fanno parte degli alifatici: paraffine, olefine, acetileni, e aciclici o cicloparaffine.
SOLVENTE AROMATICO
Composto organico a catena chiusa di carbonio.Fanno parte: benzene, toluene, xilene, etc.
STAGGIATURA
Operazione eseguita con staggia di alluminio (o di legno) per livellare e regolarizzare lo spessore del materiale applicato.

T

TEMPO APERTO
Tempo massimo di attesa fra la stesura della colla sul supporto e la posa delle piastrelle.
TEMPO DI AGGIUSTABILITÀ
Tempo disponibile per correggere la posizione della piastrella dopo la posa.
TEMPO DI FINE PRESA
Tempo determinato in analogia alle norme EN 196 parte III con ago di Vicat.
TEMPO DI INIZIO PRESA
Tempo determinato in conformità alle norme EN 196 parte III con ago di Vicat.
TEMPO DI VITA DELL’IMPASTO (POT LIFE)
Tempo limite disponibile dal momento dell’impasto per un corretto utilizzo del prodotto.
TENSIOATTIVO
Composto chimico che sciolto in acqua ne abbassa la tensione superficiale per adsorbimento all’interfaccia liquido/vapore.
TIXOTROPIA
Caratteristica indicante la possibilità di applicare malte su superfici verticali senza che si produca scivolamento sul supporto e nella malta stessa fino a spessori predefiniti.
TRASPIRABILITÀ
Proprietà di un materiale di lasciar passare attraverso i propri pori, sia l’aria che il vapore acqueo.Essa viene espressa in grammi di vapore d’acqua che riesce ad attraversare una superficie di 1 mq, in 24 ore, a standard di temperatura e pressione, a seconda delle norme utilizzate.

U

UMIDITÀ DI RISALITA
Umidità che risale per capillarità dal sottosuolo, nelle murature.

V

VERMICULITE
È un’argilla espandibile.

NORMATIVE SUL CONTATTO ALIMENTARE

Rivestimenti in resina e normative sul contatto alimentare

Rivestimenti in resina e normative sul contatto alimentare

I continui aggiornamenti sui dati di tossicità di alcune sostanze chimiche impiegate nella produzione di materialia contatto con sostanze alimentari hanno comportato, nel corso degli anni, un costante adeguamento delle normative riguardanti i materiali a contatto con gli alimenti. Di conseguenza i produttori di materiali destinati al contatto alimentare devono costantemente aggiornare la formulazione dei propri prodotti per renderli conformi alla legislazione in vigore e garantire la sicurezza per i consumatori.

Legislazione: breve cenno
Le prime normative riguardanti i materiali posti a contatto con gli alimenti risalgono in Europa ai primi anni ’60. Queste leggi si sviluppano, in maniera indipendente, in diversi Stati europei, tra cui l’Italia. La prima legge italiana che viene emanata in merito è la n. 283 del 30/04/1962, anche se la tappa fondamentale per la legislazione italiana sui materiali a contatto con sostanze alimentari è rappresentata dal DM 21/3/73 e successivi adeguamenti.

Con l’affermazione della Comunità Europea, si sentì sempre più forte la necessità di uniformare la legislazione dei Paesi membri in materia di contatto alimentare. Venne quindi emanata la Direttiva 89/109/CE (che abroga la 76/893/CE e che è stata a sua volta abrogata dal regolamento CE 1935/2004), che andò a sostituire le varie legislazioni nazionali uniformandole.
L’Italia da parte sua ha recepito tutte le Direttive e gli emendamenti emessi dalla Comunità Europea come aggiornamenti del DM 21/3/73, che rappresenta ancor oggi la normativa italiana di riferimento per i prodotti a contatto con gli alimenti.

All’interno della vasta legislazione europea esistono delle Direttive specifiche di riferimento per i materiali plastici a contatto con sostanze alimentari, come la 2002/72/CE e 85/572/CE, aggiornate successivamente dalla Direttiva 2007/19/CE e recepite dall’Italia come aggiornamenti del DM 21/3/73.
Il principio comune di tutte queste normative è quello secondo cui le sostanze impiegate nella produzione di materiali destinati alcontatto con alimenti devono essere sufficientemente inerti da impedire la loro cessione agli alimenti in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute umana e da non pregiudicare le caratteristiche organolettiche degli alimenti.
Perché ciò avvenga, le normative vigenti sui materiali plastici destinati al contatto alimentare stabiliscono:

  • liste positive di monomeri e additivi che possono essere impiegati nella fabbricazione dei materiali plastici;
  • limiti di migrazione globale e di migrazione specifica di alcune sostanze presenti nelle liste positive.

Un materiale plastico destinato al contatto alimentare risulta idoneo a tale scopo solo se soddisfa entrambi questi requisiti: tutte le materie prime che lo compongono devono obbligatoriamente essere incluse nelle liste positive e la migrazione globale dei suoi componenti in un liquido simulante non deve superare i limiti imposti dalle normative pari a 10 mg/dm² (D.M. 21/03/1973 e ss. m.ni, cfr. articolo 6 del Regolamento CE N. 1935/2004 del 27 ottobre 2004). Non essendo sempre possibile utilizzare gli alimenti per eseguire le prove di migrazione globale sul prodotto finito, si impiegano quattro diversi liquidi simulanti, ciascuno dei quali, per sua natura, può essere paragonato a uno o più tipi di alimenti. La tabella sottostante riporta i tipi di prodotti alimentari e i relativi liquidi simulanti:

Tabella 1: tipi di prodotti alimentari e simulanti dei prodotti alimentari

Tipo di prodotto Simulante Abbreviazione
Prodotti alimentari acquosi
(prodotti alimentari acquosi con pH > 4,5)
Simulante A Acqua distillata (o acqua di qualità equivalente)
Prodotti alimentari acidi
(prodotti alimentari acquosi con pH < 4,5)
Simulante B Acido acetico al 3 % (p/v)
Prodotti alimentari contenenti alcool Simulante C Etanolo al 10% (v/v)
Questa concentrazione può essere adeguata al tenore alcolico
effettivo del prodotto alimentare se supera il 10 % (v/v)
Prodotti alimentari a base di sostanze grasse Simulante D Olio di oliva rettificato (o altri simulanti di prodotti a base di sostanze grasse)
Prodotti alimentari secchi Nessuno Nessuno

La scelta delle condizioni di tempo e temperatura a cui effettuare le prove di migrazione globale avviene sulla base di ciò che è riportato nel DM 220 del 26/4/03 e che “corrispondono alle peggiori condizioni di contatto prevedibili per i materiali o oggetti di materia plastica in esame”.
Il Decreto 6 aprile 2004 n. 174 definisce le condizioni alle quali devono rispondere i materiali e gli oggetti utilizzati negli impianti fissi di captazione, di trattamento, di adduzione e di distribuzione delle acque potabili.
Il decreto prevede che i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con le acque destinate al consumo umano, così come i loro prodotti di assemblaggio (gomiti, valvole di intercettazione, guarnizioni ecc.), devono essere compatibili con le caratteristiche delle acque potabili, definite nel decreto legislativo n. 31 del 2001.
La normativa vigente prevede che i materiali destinati al contatto con acque potabili vengano sottoposti a prove di migrazione globale in acqua distillata a +40°C per 24 ore.

NORPHEN FOOD

NORPHEN FOOD è stato appositamente studiato per il rivestimento di vasche e serbatoi destinate al contatto con alimenti e acque potabili.
NORPHEN FOOD è stato sottoposto alle prove di migrazione globale per tutti e quattro i liquidi simulanti sempre con esito positivo. Nel caso del simulante C, le prove di migrazione globale sono state eseguite con esito positivo anche con etanolo al 45% e 90% v/v. Il prodotto è conforme anche al Decreto 6 aprile 2004 n. 174 (migrazione globale in acqua distillata a +40°C per 24 ore) e i parametri di potabilità dell’acqua a contatto con NORPHEN FOOD sono conformi alle disposizioni previste dal Decreto Legislativo 31/2001.

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PRIMER/PROMOTORI D’ADESIONE: GUIDA ALLA SELEZIONE

Primer/promotori d’adesione

Adesione: questione di feeling
L’adesione di materiali diversi, uno sull’altro, da sempre rappresenta un problema cruciale alla base della chimica dei materiali da costruzione e difficilmente si realizza spontaneamente, cioè senza ausilio di promotori di adesione specifici. Il problema dell’adesione di materiali diversi è complesso, ma sostanzialmente riguarda la “diversità” chimico-fisica dei materiali da accoppiare (natura chimica, proprietà fisiche, proprietà tecnologiche ecc…). Si potrebbe riassumere, con una frase ad effetto, che l’adesione è “questione di feeling” tra i materiali. Materiali molto diversi tra loro difficilmente saranno compatibili all’accoppiamento diretto.

Entrando più nel dettaglio i fattori coinvolti sono di origine costitutiva dei materiali e/o ambientali:

  • natura chimica del rivestimento/materiale già esistente SU CUI FAR ADERIRE il nuovo rivestimento/materiale;
  • natura chimica del rivestimento/materiale DA FAR ADERIRE al vecchio substrato;
  • condizioni ambientali (chimico/fisiche) a cui dovrà operare il sistema accoppiato (temperatura, pressione, sollecitazioni meccaniche, luce, radiazioni ecc…).

Definizione di adesione
Il termine “adesione” indica la forza per unità di superficie da applicare ai due materiali accoppiati per determinarne il distacco completo e netto. In generale l’adesione si ritiene ottima quando il distacco avviene per rottura coesiva interna ad uno dei due materiali accoppiati. Meno buona o addirittura pessima (a seconda della forza che ci vuole per il distacco) se il distacco avviene all’interfaccia, cioè dove i due materiali si incontrano. Il termine “adesione” identifica solo la resistenza alla rottura di un accoppiamento. Essa non identifica come si realizzi questa resistenza. Entrando nel dettaglio, da un punto di vista tecnico, sono coinvolti almeno tre fenomeni limite che in generale si compartecipano in percentuali diverse:

A – adesione chimica;
B – adesione fisica;
C – adesione meccanica.

L’ ”adesione chimica” comporta che tra il substrato e il materiale da accoppiare si realizzino dei veri e propri legami chimici medio-forti (covalenti, ionici o legami a idrogeno). Questi legami chimici attraversano la superficie dell’incollaggio e legano saldamente, punto per punto, le due superfici coinvolte nell’accoppiamento realizzando idealmente un “corpo unico”.

Nel caso di “adesione fisica”, invece, tra il substrato e il materiale da accoppiare non si formano veri e propri legami chimici, ma semplici interazioni deboli attrattive (dette forze di Van Der Waals) che fanno sì che i due materiali non si stacchino uno dall’altro. A scopo rappresentativo, le forze di Van Der Waals potrebbero essere idealmente paragonate ad un “effetto ventosa” che porta un materiale a restare incollato all’altro senza che esistano legami che attraversano l’interfaccia dell’accoppiamento (punto di giunzione). Pur essendo definiti “legami deboli”, ciò non implica necessariamente che l’adesione fisica comporti minore resistenza al distacco dei materiali accoppiati. L’adesione fisica è direttamente proporzionale all’estensione della superficie di contatto tra i materiali.

Nel caso di “adesione meccanica”, i due materiali aderiscono perché uno dei due penetra nelle cavità dell’altro venendone trattenuto. L’adesione meccanica per antonomasia è quella che si verifica nel velcro dove i micro uncini di una delle due parti si agganciano nei fiocchetti dell’altra determinando l’unione. Nel mondo delle costruzioni esempi di adesione meccanica sono l’applicazione di rivestimenti resinosi su superfici preparate a spolvero o l’applicazione di un intonaco su sbruffatura.

Stato dell’arte: i promotori d’adesione
In linea teorica tutti i materiali tra loro danno origine a fenomeni adesivi, ma spesso le resistenze sviluppate sono insufficienti per garantire prestazioni durature nelle condizioni operative previste. Cosa succede in questo caso? Si può intervenire per migliorare la resistenza di un accoppiamento? La risposta è affermativa. Ciò si realizza mediante i PROMOTORI D’ADESIONE, sostanze o preparati capaci di fare da ponte chimico/fisico/meccanico tra i due materiali da una lato aderendo saldamente al supporto già esistente e dall’altro sviluppando “centri di adesione” per la perfetta tenuta del rivestimento/prodotto che verrà applicato in seconda battuta.

La definizione di un pacchetto supporto/promotore d’adesione/materiale da fa aderire è una faccenda complessa e non può essere stabilita a tavolino, ma solo dopo prove sperimentali.

Nord Resine ritiene che in edilizia la questione dell’accoppiamento di materiali sia di importanza prioritaria ed ha quindi da tempo abbracciato l’idea di fornire all’applicatore due strumenti fondamentali per gestire anche le situazioni più compesse:

  • una gamma completa di promotori d’adesione facili da applicare (pronti all’uso, monocomponenti, a rapida maturazione ecc…)
  • una tabella di facile ed immedita consultazione che permetta di decidere quale primer applicare e quale ciclo di preparazione serva per garantire l’adesione. La casistica è vasta e spazia dalla sigillatura di lamiere su tetti o terrazze con BETONSEAL MS 2.0, NORDSIL 2.5, sigillanti poliuretanici ecc.. alla re-impermeabilizzazione con EASY-LAST 90 di terrazze o tetti piani su cui esista già una membrana bituminosa o in PVC plastificato (p-PVC).

Scarica qui la tabella che raccoglie le combinazioni d’accoppiamento finora sperimentati.

NOTA: visto il numero ingente di combinazioni possibili tra materiali (partner di accoppiamento), il lavoro di sperimentazione non può dirsi esaurito.

PUNTO DI RUGIADA

Sistema aria − acqua in strutture edilizie: breve cenno
Lo studio di tale sistema consiste essenzialmente nella determinazione della temperatura e dell’umidità relativa dell’aria, nonché delle loro possibili variazioni e trasformazioni (in particolare la condensazione e l’evaporazione dell’acqua).
Per quanto riguarda la temperatura, si noti come essa, in rapporto all’umidità, possa variare anche in assenza di scambi termici con le murature di un determinato ambiente. Infatti può avvenire che parte del vapore contenuto in una massa d’aria condensi spontaneamente su particelle in sospensione nell’aria stessa (polvere, ecc.), le quali fungono da nuclei di condensazione, cosi come può avvenire il processo inverso. Siccome il passaggio dell’acqua dalla fase aeriforme a quella liquida (o viceversa) è accompagnato da cessione (o assorbimento) di calore, tali processi (detti transizioni di fase) alterano la temperatura dell’aria.

Esempio: l’innalzamento di temperatura di 1 kg di aria provocato dalla condensazione di 1 grammo di vapor acqueo è di circa 2,5 °C. Per quanta riguarda l’umidità, di seguito si riportano alcuni concetti e definizioni fondamentali.

Umidità assoluta (UA): è la massa di vapor acqueo contenuta nell’unità di volume d’aria. Si esprime in grammi di vapore per metro cubo d’aria.

Pressione di vapor saturo (p0): è la pressione del vapore alla quale, per una data temperatura, liquido e vapore sono in equilibrio.

Un vapore si dice saturo quando è in presenza della sua fase liquida ed è in equilibrio con essa. In condizioni di saturazione, la massa di vapore presente in un dato volume è la massima termodinamicamente possibile; il suo valore dipende dalla temperatura ed aumenta all’aumentare di essa.

Per temperature da –5 °C a 35 °C la massa di vapore saturo può variare rispettivamente da 4 g a 40 g per metro cubo.
La pressione di vapore, ad una data temperatura, si dice parziale (p) qualora sia inferiore a quella di saturazione.

Umidità relativa (UR): rapporto percentuale fra valore della pressione parziale di vapor d’acqua che si misura nell’atmosfera e valore della pressione di vapor saturo dell’acqua alla stessa temperatura. L’umidità relativa è quindi funzione della temperatura.

Esempio: la pressione parziale di vapor d’acqua nell’atmosfera vale 20,0 torr (mmHg) alla temperatura di 30°C; poiché a tale temperatura la pressione di vapor saturo dell’acqua vale 31,8 torr, l’umidità relativa vale:

Punto di rugiada: temperatura (ad una data pressione) alla quale un vapore diventa saturo e condensa su una superficie.

Nella tabella si riportano i valori di temperatura dell’aria, umidità relativa dell’aria e di punto di rugiada della superficie di condensazione.

UMIDITÀ RESIDUA DEI SOTTOFONDI
Umidità residua dei sottofondi
Umidità dei materiali da costruzione

1. Principi generali

La misura dell’umidità dei materiali consiste nella determinazione della percentuale in peso di acqua contenuta all’interno della massa solida del materiale umido. L’umidità % si calcola mediante la seguente equazione:

U=(ma-mu) x 100 / mu

dove U è l’umidità percentuale, ma è la massa del campione asciutto ed mu la massa del campione umido.
L’acqua contenuta in un supporto è costituita da due porzioni. Una legata chimicamente alle sostanze di cui è composto il materiale, acqua di idratazione o di struttura, l’altra è semplicemente assorbita nelle porosità del medesimo, acqua assorbita fisicamente. L’acqua di struttura non può migrare dal materiale e per questo non costituisce una frazione interessante ai fini della determinazione dell’umidità e deve pertanto non essere interessata dalla misura. L’acqua assorbita è invece quella frazione in eccesso che deriva da fattori esterni al materiale e che può di conseguenza costituirne la patologia.
Un altro parametro molto interessante e caratteristico di ogni materiale è l’umidità fisiologica, Uf. L’umidità fisiologica è la % di acqua che si stabilisce nel materiale all’equilibrio con l’ambiente a 20°C e 50%RH. Uf è pertanto il limite minimo raggiungibile spontaneamente dal materiale in quelle condizioni.

2. Effetti dell’umidità presente nei supporti di posa

L’importanza della determinazione di questa grandezza fisica è strettamente connessa alla nocività che l’acqua può esercitare a carico dei materiali o delle strutture in cui è presente. Nel settore delle pavimentazioni e dei rivestimenti in resina il danno derivante dalla presenza di acqua nei supporti su cui si effettua la posa del rivestimento consiste il più delle volte nel distacco dello stesso.La manifestazione visibile del distacco è la formazione di bolle di vapore o acqua tra la resina e il supporto. Il fenomeno è possibile perché i rivestimenti resinosi sono in generale impermeabili al vapore. Ciò fa sì che il vapore che naturalmente evolve verso l’aria dal materiale in cui è contenuto sotto forma di umidità, rimanga intrappolato sotto il rivestimento e lì eserciti una pressione di distacco. Inoltre, se l’umidità all’interfaccia tra supporto e rivestimento si condensa per effetto dell’abbassamento della temperatura, si instaura anche una sorta di effetto distaccante della condensa a carico del rivestimento. In ultima analisi, l’eventualità e l’entità del distacco dipendono stettamente sia dal contenuto di umidità del supporto, sia dall’entità del legame tra rivestimento e supporto (adesione). Esiste un valore limite per l’umidità %, specifico per ciascun accoppiamento sottofondo/rivestimento, sotto il quale la posa è da considerarsi sicura ed è riportato, laddove importante, nelle Schede Tecniche del prodotto da rivestimento.

3. Origine dell’umidità nei supporti di posa

L’umidità all’interno dei materiali origina da fenomeni fisici diversi che possono insistere sull’involucro edilizio (edificio) di cui è parte il materiale sotto indagine. Le principali origini sono:

3.1 – umidità ascendente (per capillarità dai terreni);
3.2 – umidità da condensazione (dall’aria contenuta nel volume dell’ambiente);
3.3 – umidità da infiltrazione (da precipitazioni che si infiltrano nell’involucro edilizio);
3.4 – umidità accidentale (derivante da rotture di tubazioni idrauliche o di scarico che attraversano il materiale sotto osservazione).
3.5 – umidità da costruzione (intrinsecamente presente come acqua d’impasto, nei materiali a base di leganti aerei o idraulici, malte, intonaci, calcestruzzo o massetti, o, nel caso di aggregati o mattoni come acqua presente naturalmente o assorbita durante i processi di estrazione, fabbricazione o staccaggio).

L’umidità % è data normalmente dalla combinazione di tutti i fattori sopraccitati, anche se, in generale, ciascuno di essi ha un peso diverso a seconda della tipologia e dell’età dell’edificio in cui si effettua la valutazione. Negli edifici di nuova costruzione progettati e realizzati a regola d’arte, l’umidità normalmente deriva dall’attività di costruzione ed ha un andamento decrescente nel tempo per effetto dell’asciugatura dei materiali. Negli edifici di vecchia costruzione, al contrario, l’umidità deriva da tutti gli altri fattori ed è dovuta ad eventuali errori di progettazione o al degradamento delle strutture o materiali di protezione installati per limitare l’assorbimento d’acqua. In questo caso il suo andamento potrebbe non essere decrescente se non si adottano contromisure volte a bloccare l’ingresso di umidità dall’ambiente esterno al materiale.
Quale che sia l’origine dell’umidità, l’importante è che il suo valore sia misurato accuratamente prima della posa di rivestimenti in resina e che ne sia misurato l’andamento nel tempo, soprattutto quando la sua origine sia esterna. Quando il suo valore si stabilizza permanentemente sotto la soglia prevista dalla scheda tecnica del materiale di rivestimento, si può procedere alla posa delo stesso.

4. Stima del tempo di asciugamento dei supporti saturi d’acqua

Il tempo di asciugamento di un supporto dipende dalla struttura del materiale di cui è costituito oltre che dalle condizioni ambientali in cui si trova. In generale si osserva che materiali molto porosi (intonaci deumidificanti, mattoni in terracotta, malte di calce aerea) impiegano molto meno tempo di materiali compatti (calcestruzzo, malte bastarde, malte di cemento) per l’eliminiazione dell’umidità contenuta al loro interno. Uno dei riflessi, nella pratica, di quest’osservazione è che, ad esempio, l’utilizzo di intonaci a base di cemento è sconsigliato per il rivestimento di muri fondati su terreni umidi o sottoposti a infiltrazioni.
Ai fini di una corretta programmazione di interventi di risanamento o rivestimento di supporti impregnati d’umidità, potrebbe risultare utile stimarne il tempo di asciugatura. Il presupposto iniziale è che sia interrotto l’assorbimento d’acqua (installazione di guaine impermeabilizzanti, scossaline, riparazione di tubazioni che perdono, applicazione di pitture impermeabili ecc…). In letteratura esistono delle formule matematiche (Kettenacker) che permettono di calcolare grossolanamente, a 20°C e 50%RH, il tempo da attendere per l’asciugamento di un supporto dal valore di saturazione (completa impregnazione) al valore Uf (umidità fisiologica) a partire dal momento in cui viene interrotto l’assorbimento d’acqua.:

t = p x s2

dove:
t è il tempo di prosciugamento espresso in giorni
s è lo spessore della muratura espresso in centimetri
p è il coefficiente di prosciugamento.

Il coefficiente p dipende dal materiale di cui è costituito il supporto ed è inversamente proporzionale alla porosità del materiale stesso. Mattoni di terracotta e malte di leganti aerei (calce) e intonaci deumidificanti hanno coefficienti bassi in quanto molto porosi (molti pori e di dimensioni elevate). Calcestruzzo e malte di leganti idraulici hanno valori di p elevati in quanto poco porosi (pochi pori e di piccole dimensioni). In Tabella 1 sono riprodotti i valori di p dei più frequenti materiali da costruzione.

Tab. 1:

Materiali da costruzione Coefficiente P
Mattoni cotti(mediamente) 0,28
Pietra calcarea(mediamente) 1,20
Calcestruzzo di pomice 1,40
Calcestruzzo cellulare(mediamente) 1,20
Calcestruzzo strutturale 1,60
Malta di calce aerea e sabbia 0,25
Malta di calce forte e sabbia 0,27
Malta bastarda 1,35
Malta cementizia 1,58

Esempio di calcolo:un supporto in calcestruzzo strutturale di 40 cm di spessore impregnato d’acqua necessita di circa:t = 1,60 x (402) = 2560 giorni per l’asciugatura con umidità residua pari a Uf.Lo stesso supporto in mattoni posati a malta (in cui la malta sia parte estremamente minoritaria della muratura) necessita di circa:t = 0,28 x (402) = 448 giorni per l’asciugatura con umidità residua pari a Uf.

I valori calcolati sono puramente indicativi e non possono prescindere dall’esecuzione di misure sul campo.

5. Misura dell’umidità nei supporti di posa

I metodi di misura dell’umidità in un materiale da castruzione sono raggruppabili in due macrocategorie:

5.1 – metodi diretti, tramite cui si quantifica direttamente la massa d’acqua contenuta nel campione mediante la rimozione chimica o fisica della stessa dal campione di misura. Nei metodi diretti è necessario prelevare una quantità piccola, ma importante di materiale dal supporto da esaminare. Per loro natura, i metodi diretti sono i più accurati nella determinazione del contenuto d’acqua dei materiali;
5.2 – metodi indiretti, tramite cui si stima la quantità d’acqua presente nel materiale mediante l’osservazione di parametri indiretti ad essa correlati (di solito conducibilità elettrica e costante dielettrica). Sebbene nei metodi indiretti non sia necessario generalmente il prelievo di campioni dal supporto, come contropartita sono i meno accurati perché misurano proprietà non sempre riproducibilmente connesse al contenuto di umidità del materiale. In generale i metodi indiretti si utilizzano come “stima veloce” dell’umidità residua in attesa di eseguire la determinazione precisa mediante il metodo diretto.

5.1 Metodi umidometrici diretti:
5.1.a – metodo ponderale;
5.1.b – metodo al carburo di calcio (detto di Höchst).

5.1.a Metodo ponderale:
consiste nella misura della massa di un campione di materiale prelevato dal supporto di prova prima e dopo l’esecuzione di un trattamento termico di essiccazione ad una certa temperatura per un tempo di circa 24 ore. La scelta della temperatura di essiccazione è fondamentale. Da un lato, infatti, si deve garantire la liberazione dell’acqua assorbita fisicamente nel materiale in un tempo ragionevole e dall’altro si devono evitare l’eliminazione dell’acqua di struttura (quella legata chimicamente ai composti che costituiscono il materiale) e la degradazione chimica del materiale (decomposizione termica). In generale per i materiali edili più comuni, si ritiene che una temperatura di lavoro di 105°C sia al contempo efficace e precauzionale.
Il vantaggio principale del metodo ponderale è che è universale e permette di misurare l’umidità anche a prescindere dalla presenza di sali o inquinanti nel materiale. È inoltre molto economico e permette di effettuare misure su ogni parte del materiale in cui sia possibile prelevare un campione. Gli svantaggi principali derivano da:
1 – necessità di lesionare il materiale per prelevarne una porzione;
2 – necessità di effettuare la prova in laboratorio poiché si impiegano una bilancia analitica (al centesimo di grammo) e una stufa essiccante;

5.1.b Metodo al carburo di calcio
sfrutta una reazione chimica che coinvolge il carburo di calcio (CaC²) e l’acqua contenuta nel campione da analizzare. La reazione chimica in questione è qui sotto riportata:

CaC2 + 2 H2O à C2H2+ Ca(OH)2

Il carburo di calcio, solido, reagisce con l’acqua e produce un gas, l’acetilene (C2H²) e un altro solido, l’idrossido di calcio (Ca(OH)²). Se il carburo di calcio introdotto nella reazione è molto in eccesso, la quantità di gas acetilene che si produce dalla reazione dipende solo dalla quantità di acqua presente nel campione.
La reazione si effettua in un contenitore chiuso (autoclave) in cui si mescolano intimamente il campione umido e il carburo di calcio. In queste condizioni, il gas che si sprigiona dalla reazione fa aumentare la pressione interna del contenitore. Il valore della pressione è linearmente dipendente dalla quantità di gas prodotto e quindi dalla quantità d’acqua presente nel campione. Misurando la pressione finale a reazione ultimata, si può quindi determinare esattamente la quantità d’acqua inizialmente presente nel campione.
Affinché il metodo sia efficace l’apparecchio in cui avviene la reazione deve:

1 – essere a tenuta perfettamente ermetica per evitare la dispersione del gas prodotto;
2 – essere equipaggiato con un manometro per la lettura della pressione;
3 – contenere un sistema di frantumazione e polverizzazione del campione affinché i reagenti, carburo di calcio e acqua, entrino in intimo contatto.

L’effettuazione della misura prevede che il campione sia prelevato e preparato secondo le seguente semplice procedura:
a – prelievo meccanico: mediante scalpello e mazzetta si stacca un frammento del materiale da sottoporre a misura direttamente dal supporto;
b – macinazione del campione: mediante piatto e martello si riduce in polvere frammento precedentemente prelevato. È importante condurre l’operazione in breve tempo senza scaldare il materiale per evitare che l’umidità si liberi prima dell’introduzione in autoclave;
c – pesatura del campione polverizzato: una volta polverizzato il campione, si pesa con precisione una certa quantità di polvere. Questa fase è particolarmente importante perché la pressione misurata è correlabile al contenuto d’acqua solo se riferita ad un preciso peso di campione introdotto.

5.1.b.1 Scelta della quantità di campione da sottoporre ad analisi:
la massa del campione introdotta nell’autoclave determina la quantità d’acqua portata alla reazione con il carburo di calcio e quindi la pressione finale del gas. Il manometro ha una scala di pressione limitata (di solito compresa tra 0 e 2 bar) per questioni legate alla risoluzione dello strumento e alla sua accuratezza. Per ottenere misure valide è necessario che la pressione del gas in autoclave ricada il più possibile intorno del centro della scala del manometro.

La scelta del quantitativo di campione da introdurre, quindi dovrà necessariamente tenere conto di questo fattore. Come scegliere, quindi, un quantitativo corretto?
Gli igrometri al carburo sono di solito dotati di un normogramma o grafico che indica la quantità ottimale da pesare in funzione del contenuto d’acqua del campione. Alcuni apparecchi sono anche dotati di manometri a scala multipla che indicano direttamente il contenuto d’acqua su scale diverse ciascuna relativa ad una precisa quantità di campione pesato.
Se si ha un’idea, anche approssimativa, dell’umidità del campione, si può scegliere a priori la quantità di campione e la scala di lettura sul manometro. Se, al contrario, il campione è totalmente ignoto, conviene partire dalla scala meno sensibile ed eventualmente ripetere la prova con le scale più sensibili.

5.1.b.2 Dipendenza della lettura di pressione dalla temperatura dell’autoclave:
poiché la determinazione dell’umidità è correlata alla misura della pressione di un gas, è naturale che la temperatura influenzi molto il responso. Le letture dovrebbero essere effettuate a 23°C, ma spesso le condizioni ambientali differiscono molto da questo valore. Alcuni strumenti sono equipaggiati con strisce termosensibili reversibili che consentono di misurare la temperatura del copro dell’autoclave e forniscono equazioni o grafici per la correzione della % di umidità in funzione della temperatura di lavoro.

Una volta fissata la quantità da introdurre in autoclave, la polvere viene pesata e introdotta in autoclave senza spandimento aiutandosi con un pennello per ripulire bene il piattino. Si introduce un insieme di sfere d’acciaio di diametri diversi e una fiala in vetro di carburo di calcio. Al termine dell’aggiunta si chiude ermeticamente l’autoclave.
La semplicità del metodo e l’elementarità delle operazioni di preparazione permette di costruire degli igrometri al carburo portatili (per misure sul campo) equipaggiati di semplici attrezzi per l’esecuzione delle operazioni preliminari.

Legenda:

1 – autoclave con manometro;
2 – martello, mazzetta e scalpello per il prelievo e la frantumazione;
3 – piatto pesante per la frantumazione;
4 – insieme di sfere d’acciaio;
5 – fiale di carburo di calcio;
6 – bilancia per la pesatura del campione frantumato;

Chiusa l’autoclave, si inizia l’esecuzione della misura che prevede le seguenti fasi:
d – chiusura dell’autoclave: l’autoclave è chiusa facendo aderire perfettamente la guarnizione di tenuta al corpo dell’autoclave stessa. È importante che la chiusura sia perfetta perché eventuali fughe di gas comprometterebbero la bontà della misura;
e – agitazione dell’autoclave: l’autoclave, una volta chiusa, viene agitata con vigore facendo sì che le sfere in acciaio in essa contenute rompano la fiala di carburo di calcio e allo stesso tempo permettano la perfetta e intima miscelazione del carburo con la polvere del campione. L’agitazione sarà effettuata ad intervalli e verrà nel complesso prolungata per un tempo sufficiente al raggiungimento di una valore di pressione stabile. Come già descritto, di norma sul corpo dell’autoclave sono attaccate delle strisce termosensibili reversibili che ne indicano la temperatura il cui valore servirà per la correzione del risultato;
f – stabilizzazione della pressione e lettura del risultato: dati il peso del campione introdotto nell’autoclave, la temperatura di lavoro e il valore di pressione letto sul manometro, una volta che l’indice si sia stabilizzato, si determina il valore dell’umidità del campione mediante il normogramma allegato allo strumento. Per gli strumenti equipaggiati con manometri speciali a scale multiple il valore della % di umidità si legge direttamente sul manometro sulla scala pertinente al peso del campione introdotto.

Come già descritto, se il valore di pressione o umidità ricade in prossimità del fondo scala superiore o inferiore del manometro è consigliabile ripetere la misura modificando il peso di campione introdotto per aumentare la sensibilità della rilevazione.

5.1.b.2 Vantaggi del metodo al carburo:
1 – portabilità dello strumento per l’effettuazione di misure sul campo;
2 – semplicità di esecuzione delle misure;
3 – ripetibilità e affidibilità delle misure;
4 – insensibilità all’acqua di idratazione dei leganti (la frazione chimicamente legata);

5.1.b.3 Svantaggi:
1 – necessità del prelievo di porzioni del materiale da analizzare (metodo distruttivo);
2 – delicatezza del sistema di tenuta della pressione dell’autoclave (da verificare periodicamente mediante il kit di taratura);
3 – estrema sensibilità alle variazioni di temperatura;
4 – possibiltà di sottostima del valore dell’umidità per insufficiente frantumazione del campione;

Il metodo al carburo è da ritenersi il metodo di riferimento per la determinazione dell’umidità dei materiali da costruzione.

5.2 Metodi umidometrici indiretti:

per la determinazione dell’umidità dei materiali nel settore delle costruzioni, oltre ai metodi diretti, sono utilizzati anche metodi indiretti. Pur non essendo affidabili e precisi come i primi, essi sono impiegati per il fatto che sono in generale metodi non distruttivi che permettono di effettuare la prova direttamente sulla superficie senza necessità di prelevare frammenti di materiale. Per quanto fin qui esposto i metodi indiretti sono destinati essenzialmente a determinazioni preliminari e orientative.
I principali metodi umidometrici indiretti si basano sulla dipendenza di alcune grandezze elettrostatiche (costante dielettrica e conducibilità elettrica) dei materiali dal loro contenuto di umidità. Gli apparecchi in grado di rilevare la variazione di queste grandezze e si basano su:

a – rilevatori a microonde;
b – rilevatori conduttimetrici;
c – rilevatori capacitivi;

In questa trattazione è impossibile entrare nel merito di ciascuno dei metodi indiretti fin qui citati.
Esiste tuttavia un principio comune a tutti su cui si basa la misura: l’umidità nella matrice modifica le proprietà elettrostatiche.
Più nel dettaglio, sia la conducibilità elettrica sia la costante dielettrica di un materiale aumentano con il contenuto d’acqua.
Naturalmente costante dielettrica e conducibilità dipendono anche da fattori intrinsechi al materiale come la composizione e la struttura della matrice solida, fattori questi totalmente ignoti nella maggioranza dei casi.
Se i materiali fossero tutti uguali o le loro proprietà elettrostatiche indipendenti dalla loro natura specifica, sarebbe facile individuare una correlazione, per quanto complessa, tra umidità e capacità o conducibilità del materiale.
Purtroppo nella realtà questo non si verifica e quindi si sarebbe costretti, in teoria, ad elaborare migliaia di equzioni per materiali e strutture diverse. Ovviamente quest’operazione è impossibile, quindi si rende necessario raggruppare i materiali presenti nei supporti edili in macrocategorie (calcestruzzo, legno, massetto sabbia e cemento ecc…), semplificando i modelli, ma rinunciando, allo stesso tempo, alla precisione della misura.
Questo è il motivo per cui i metodi indiretti non sono da considerare definitivi nella misura dell’umidità dei materiali, ma solo propedeutici alla misura con metodo ponderale o al carburo.

UNITÀ DI MISURA

UNITÀ DI MISURA

The science and technology world still uses a number of different measure systems, like the CGS system, mainly used in scientific publications, the technical system (or MKS), the British-American system, etc. The following tables show the base and derived units of measure of the International System (IS), together with the conversion factors of the most frequently used ones.

Units of Measure – International System (IS)

Base units Derived units
Quantity Unit Symbol Quantity Unit Symbol
Length metre m Plane angle radian Rad
Mass kilogram kg Solid angle steradian Sr
Time second s
Electric current ampere A Notes:
Temperature Kelvin K centigrades [°C] = degrees [K] – 273.15
Luminous intensity Candela Cd Degrees Fahrenheit [°F] = + 32
Amount of substance Mole Mol

Most frequently used IS derived units of measure

Quantity Unit Symbol Formula
Frequency (of a periodical event) hertz Hz 1/s
Force newton N (kg×m)/s2
Pressure pascal Pa N/m2
Energy, work, quantity of heat joule J N×m
Power watt W J/s
Quantity of electricity, electric charge coulomb C A×s
Electric potential, electromotive force, potential difference volt V W/A
Capacitance farad F C/V
Electric resistance ohm W V/A
Conductance siemens S A/V
Magnetic flux weber Wb V×s
Magnetic flux density tesla T Wb/m2
Inductance henry H Wb/A
Luminous flux lumen Lm cd×sr
Illuminance lux Lx lm/m2
Activity (of radioactive substances) becquerel Bq 1/s
Absorbed dose gray Gy J/kg

Note: 1 calorie = 4.184 joule

Prefixes used in the IS

Multiplying factor (= scientific note) Prefix Symbol
1 000 000 000 000 000 000 000 000 = 1024 Yotta Y
1 000 000 000 000 000 000 000 = 1021 Zetta Z
1 000 000 000 000 000 000 = 1018 Exa E
1 000 000 000 000 000 = 1015 Peta P
1 000 000 000 000 = 1012 Tera T
1 000 000 000 = 109 Giga G
1 000 000 = 106 Mega M
1 000 = 103 Kilo K
100 = 102 Hecto H
10 = 101 Deka Da
0.1 = 10-1 Deci D
0.01 = 10-2 Centi C
0.001 = 10-3 Milli M
0.000 001 = 10-6 Micro m
0.000 000 001 = 10-9 Nano N
0.000 000 000 001 = 10-12 Pico P
0.000 000 000 000 001 = 10-15 Femto F
0.000 000 000 000 000 001 = 10-18 Atto A
0.000 000 000 000 000 000 001 = 10-21 Zepto Z
0.000 000 000 000 000 000 000 001 = 10-24 Yocto Y

The 11th Conférence Générale des Poids et Mésures (CGPM) in 1960 adopted the first series of prefixes and symbols for the decimal multiples and submultiples of the International System units.
The 10-15 and 10-18 prefixes were introduced in 1964 by the 12th CGPM.
The 1015 and 1018 prefixes were introduced in 1975 by the 15th CGPM.The 1021, 1024, 10-21 and 10-24 prefixes, proposed in 1990 by the CIPM, were approved in 1991 by the 19th CGPM.

Rules of writing for the IS units of measure
The IS has laid down the rules for writing names and symbols of physical quantities. We report herebelow the most important ones:

  • Units names must always be written in lower-case characters, with no accent or other graphical notations.
    Example: ampere, not Ampère.
  • Units names have no plural.
    Example: 3 ampere, not 3 amperes.
  • Units symbols must be written with a lower-case initial, except for those deriving from people’s names.
    Example: mol for mole, K for Kelvin.
  • The symbols must not be followed by dots (except when at period end).
  • Symbols must always come after the numerical values.
    Example: 1 kg , not kg 1.
  • The product of one or more units is indicated by a dot halfway up or small space between their symbols.
    Example: N·m or N m.
  • The ratio between two units is indicated with a slash or negative index.
    Example.: J/s or J×s-1).

Units of measure – definition
We give herebelow the definitions for the units of measure of a few base quantities.For each unit is indicated the Conférence Générale des Poids et Mésures (GCPM) that introduced it.

Time
Second is the duration of 9 192 631 770 periods of the radiation emitted bya Caesium 133 atom during the transition between the hyperfine (F=4, M=0) and (F=3, M=0) levels of its 2S(1/2) fundamental state.
(13th GCPM, 1967)
The primary reference sample is a caesium clock. A caesium clock can make a maximum relative error of 1×10-12, equivalent to 1 ms every 12 days.

Length
Metre is the distance covered by lightin a vacuum during a time interval equal to 1/299 792 458 of a second.
(17th CGPM, 1983)
The propagation speed of electromagnetic waves in a vacuum (speed of light) is one of physics fundamental constants. Following the definition of metre introduced in 1983, its value is taken to be an exact and non modifiable value:
299 792 458 m/s.
The recommended way to make a metre reference sample is to use the monochromatic radiation emitted by a helium-neon laser in the visible red region (633 nm wavelength).

Mass
Kilogram is the international prototype mass kept at the Pavillon de Breteuil (Sevres, France).
(3rd CGPM, 1901)
It is the only IS base unit represented by an artificial sample. This is a platinum-iridium cylinder, 38 mm in diameter and height, kept under a triple glass case, in a vacuum, together with 6 other control samples, in the conditions set up bythe 1st CGPM in 1889.
The sample relative precision is in the order of 10-9.
The introduction of natural mass sample based on atomic properties is currently under study.

Temperature
Kelvin is 1/273.16 of the thermodynamic temperature of water’s triple point.
(13th CGPM, 1967)
A substance triple point is the thermodynamic state where the three phases (liquid, solid and gas are at equilibrium). Water’s triple point occurs at a pressure of 610 Pa and (by definition) a temperature of 273.16 K, corresponding to 0.01 °C.
The precision in measuring the temperature of water’s triple point is c. 1×10-6.

Quantity of a substance
Mole is the quantity of a substance containing as many elementary entities as the atoms contained in 0.012 kg carbon 12. When using the mole as unit of measure, we must specify the nature of the elementary entities, which can be atoms, molecules, ions, electrons, other particles or specific groups of such particles.
(14th CGPM, 1971)
(17th CGPM, 1983)
12C (carbon 12) is the most abundant carbon isotope: its atomic nucleus is made up of 6 protons and 6 neutrons.
When we use the mole as unit of measure we must specify the nature of the elementary entities we are referring to: number of moles of atoms, molecules, ions, etc.
The number of elementary entities making up 1 mole is called Avogadro number; its approximate value is
NA= 6.022×1023.

Electric current intensity
One ampere is the current that, flowing in two parallel, indefinitely long conductors (the cross-section value is irrelevant) placed at 1 metre distance from each other in a vacuum, produces a force equal to 2×10-7 newton per metre length.
(9th CGPM, 1948)
We define the ampere by referring to the law describing the interaction force F between two parallel conductors of length s and distance d, carrying respectively current I1 and I2: F = 2 km×I1×I2×s/d, where the km constant is assigned the value 10-7 (in general, km is expressed as a function of the magnetic permeability in a vacuum m0: km = m0/4p).
According to the IS definition, ampere values can be obtained with an electrodynamometer, an instrument measuring the force between two conductors run through by a current. The common practice, however, is to refer to Ohm’s law (I=V/R) and obtain the current (I expressed in ampère) as the ratio between potential difference (V expressed in volts) and resistance (R expressed in ohm). The reference sample for potential difference (volt) and resistance (ohm) are currently obtained by referring to two quantum phenomena, the Josephson and Hall quantum effect respectively.

Light intensity
Candela is the light intensity, in one assigned direction, of a source emitting a monochromatic radiation with frequency 540×1012 Hz and whose energy intensity in such direction is 1/683 W/sr.
(16th GCPM, 1979)
Photometry measures the properties of electromagnetic radiations in the range perceived by the human eye (the so called visible light). The average human eye is sensitive to electromagnetic radiations in a wavelength range of 400nm – 750nm (corresponding respectively to violet and red). Maximum sensitivity is registered for a wavelength of about 556 nm, corresponding to a frequency of 540×1012 Hz.
Light intensity is photometry main quantity; it corresponds to the energy emitted by a light source in the time unit and solid angle unit, weighed according to the human eye average sensitivity curve.

Conversion tables for units of measure most commonly used in technical calculations

Length units (1)
Unit cm m (*) In ft
1 cm
=
1
0.01
0.3937
0.032808
1 m (*)
=
100
1
39.37
3.28083
1 in
=
2.540
0.0254
1
0.08333
1 ft
=
30.480
0.3048
12
1

(1) In this and the following tables, International System units are indicated in (*).
Note:
in = inches
ft = feet

Example

To convert length values from inches to centimetres, just multiply the inch values by the conversion factor seen in the box where the row containing the starting unit of measure (in this case inches) meets the column containing the final unit of measure (in this case centimetres):

2.5 in = 2.5×2.540 cm = 6.35 cm

Surface area units
Units cm2 M2 (*) sq.in (= in2) sq.ft (= ft2)
1 cm2
=
1
10-4
0.155
1.0764×10-3
1 m2 (*)
=
104
1
1550
10.764
1 sq.in (= 1 in2)
=
6.4516
6.4516×10-4
1
6.944×10-3
1 sq.ft (= 1 ft2)
=
929.034
0.0929
144
1
Mass units
Units g Kg (*) Lb
1 g
=
1
10-3
2.2046×10-3
1 kg (*)
=
103
1
2.2046
1 lb
=
453.59
0.45359
1

Note: lb = pounds

Volume units
Units cm3 litre cubic in (= in3) cubic ft (= ft3) Gal m3 (*)
1 cm3
=
1
0.99997×10-3
0.061023
3.5314×10-5
2.6417×10-4
10-6
1 litre
=
1000.028
1
61.025
0.0353
0.264
10-3
1 cubic in (= in3)
=
16.387
1.63867×10-2
1
5.7870×10-4
4.3290×10-3
1.639×10-5
1 cubic ft (= ft3)
=
28317.017
28.316
1728
1
7.4805
0.0283
1 US gal
=
3785.4345
3.7853
231.0000
0.13368
1
3.785×10-5
1 m3 (*)
=
104
999.97
6.1×104
35.315
264.18
1

Definition: 1 litre is defined as the volume occupied by 1 kg water at 4°C temperature and 760 torr pressure. It exceeds by about 28 mm3 the volume of 1 dm3; therefore:
1 litre » 1 dm3 = 1000 cm3 (cc)
1 ml (millilitre) » 1 cm3

Note:
US gal = United States gallon
UK gal = United Kingdom gallon
1 UK gal = 4.5460 litres

Force units:

  • Newton (N) is the force required to impart an acceleration of 1 m/s2 to a 1 kg mass body;

thus N = kg×m/s2.

  • Kilogram (weight) or kilogram (force) (kgw or kgf) is the force required to impart the acceleration of 1 g to a 1 kg mass body;
  • Dyne is the force required to impart the acceleration of 1 cm/s2 to a 1 g mass body;

thus dyne = ×cm/s2 Note: 1 kgp » 9.8067 N 1 N = 105 dyne psi = pounds per squared inches

Density units(mass per volume unit)
Unit g/cm3 = kg/litre Kg/m3 = g/litre (*) lb/cubic ft
1 g/cm3 = 1 kg/litre = 1 1000 62.6
1 kg/m3 = 1 g/litre (*) = 0.001 1 0.0625
1 lb/cubic ft = 0.016 16 1
(Dynamic) Viscosity unit
Unit Poise CP lb/(ft×h) N×s/m2 (*)= Pa×s
1 Poise =
= 1 g/(cm×s) = 1 dyne×s/cm2
=
1
100
242
0.1
1 cP
=
0.01
1
2.42
10-3
1 lb/(ft×h)
=
0.00413
0.413
1
4.13×10-4
1 N×s/m2 (*)= Pa×s
=
10
103
2.42×103
1

Note:
1 mPa×s = 1 Poise (cP)

Definition: kinematic viscosity (n) º ratio between viscosity (m) and density (r) of the fluid at hand; thus n = m/r .
IS Unit of measure: m²/s
CGS Unit of measure: stoke (St), equal to cm²/s

Example of conversion between different units of measure
Let’s suppose we want to convert a compression strength value from MPa to kgp/cm²; what is the conversion factor?
1 MPa = 106 Pa = 106(N/m²)
We must now convert N into kgp and m² into cm²
=


=

The conversion factor from MPa to kgp/cm² is 10.2. The conversion factor between Pa and kgp/cm² quoted on the “Pressure Units” table is 1.02×10-5; multiplying it by 106 (to go from Pa to MPa) we obtain the same result.

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